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Imu e Tasi, si paga entro 17 giugno: scattano aumenti Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Imu e Tasi, non ci sono buone notizie per i contribuenti in tema di tasse sulla casa. Vediamo perché. Partiamo intanto dall’acconto: va versato entro il prossimo lunedì 17 giugno, con una rata calcolata secondo le regole stabilite nel 2018. Basterà dunque versare il 50% di quanto corrisposto lo scorso anno, naturalmente se la propria situazione immobiliare è rimasta inalterata. La situazione cambierà a dicembre, in occasione del saldo. La legge di Bilancio 2019 ha cancellato lo stop agli aumenti imposto ai Comuni dal 2016. Detto in parole povere, questo significa che i Comuni avranno la possibilità di aumentare le aliquote di Imu e Tasi – oltre che dell’addizionale Irpef – ed è quindi molto probabile che le imposte sugli immobili costeranno di più nel 2019. Come spiega il Sole24Ore, eventuali rincari decisi dai Comuni per quest’anno si faranno sentire sulle tasche dei contribuenti solo in occasione del saldo di dicembre: “Le aliquote relative al 2019 potrebbero già essere usate il 17 giugno, però, se il Comune – anziché un rincaro – ha previsto uno sconto. Oppure quando l’aumento è di pochi euro e il proprietario vuole evitare di rifare i conteggi con il conguaglio in occasione della seconda rata”.

Imu e Tasi, tutte le agevolazioni
I Comuni hanno tempo fino al 28 ottobre 2019 per stabilire le nuove aliquote. Nel mese di dicembre 2019, quindi, Imu e Tasi andranno ricalcolate in base alle nuove aliquote, detraendo quanto pagato a giugno. Ricordiamo che per l’anno in corso sono state confermate le agevolazioni in vigore: c’è l’esenzione completa per l’abitazione principale purché non di lusso, la riduzione del 25% per gli immobili affittati a canone concordato e la riduzione al 50% per i comodati genitore-figlio.

Chi paga Imu e Tasi
Chi deve pagare Imu e Tasi? La tassa sulla casa è dovuta da tutti i proprietari di immobili situati in Italia e tutti coloro che su di essi sono titolari di un diritto reale come l’usufruttuario o chi ha un diritto d’abitazione, di uso, enfiteusi e superficie. L’imposta va versata anche dalle società per tutti gli immobili posseduti di qualsiasi categoria, anche se utilizzati nell’esercizio dell’attività, esclusi solo gli immobili-merce costruiti per la vendita e invenduti, purché non locati. Come specificato, l’esenzione per l’abitazione principale si applica solo a chi vi dimora e ha la residenza anagrafica. Anche per il 2019, dunque, Imu e Tasi non sono dovute sull’abitazione principale e relative pertinenze. Per abitazione principale si intende un’unica unità immobiliare ad uso abitativo classificata nel gruppo catastale A (esclusi gli uffici A/10), nella quale il contribuente e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Le due circostanze devono coesistere. Fanno eccezione le abitazioni principali di maggior pregio. Ma l’Imu colpisce anche i terreni agricoli (esenti da Tasi), anche se incolti. Sono esclusi i terreni agricoli, da chiunque posseduti, ubicati nei Comuni classificati come montani o di collina.

I rincari nelle città: dove aumenteranno Imu e Tasi
I tributi colpiscono dunque le seconde case e gli immobili affittati o sfitti. Per quanto riguarda la Tasi, per l’immobile locato o dato in comodato per oltre sei mesi nell’anno, l’occupante deve versare al Comune parte della tassa (tra il 10% e il 30% dell’ammontare dovuto), in base alla delibera del Comune. La parte residua è pagata invece dal proprietario. La quota non deve essere versata dall’occupante nel caso in cui l’immobile risulta come sua abitazione principale. (Today)

 

 

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