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Ecco i numeri abusivismo edilizio in Italia Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Case, ville e resort costruiti direttamente sulla spiaggia. Appartamenti piccoli che improvvisamente si allargano di stanze o piani. Garage o verande che spuntano dal nulla. Secondo le stime del Cresme Consulting, diffuse da Legambiente nel rapporto Ecomafie 2017, nel 2016 tra nuove costruzioni e ampliamenti di edifici esistenti gli abusi edilizi commessi in Italia sarebbero circa 17.000. Eppure, in questa campagna elettorale infuocata, si torna a parlare di promesse di condono, sebbene a scagliarsi contro il recente annuncio di Silvio Berlusconi siano prima di tutto i suoi compagni di coalizione (il leader di Forza Italia ha fatto una apertura all’abusivismo di necessità).
Il triste primato della Campania
Nel ciclo del cemento, sono state accertate 4.426 infrazioni, sono state denunciate 5.662 persone e compiuti 11 arresti, mentre i sequestri sono stati 1.166. Il cemento illegale riguarda soprattutto la Campania che si conferma la regione tristemente leader sotto questo aspetto, con il 17,3% dei reati, seguita dalla Puglia con il 10,1%, dalla Calabria con il 9,3% e dal Lazio con l’8,5%. Ma sono numeri che non esauriscono il fenomeno, bensì rappresentano solo l’emersione dell’illegalità. E sono numeri “che non possono essere letti senza considerare il contesto generale, con i ripetuti tentativi di condono, a livello nazionale e in regioni calde come la Sicilia e la Campania, con l’attività di demolizione intrapresa da alcune Procure della Repubblica e da alcuni comuni, con la vita sotto scorta di un sindaco, quello di Licata, che ha avuto l’ardire di abbattere le villette abusive sulla spiaggia per riportare un po’ di legalità nella sua città”.

Assalto alle coste
I circa 17mila abusi vanno da Terracina a Civitavecchia, da Palermo al Salento, dalla Liguria all’arcipelago della Maddalena in Sardegna, dalle spiagge del Barese ad Agrigento: il cemento in Italia si impasta più facilmente se c’è la vista mare. Villette, piscine, ristoranti, lidi, campeggi e resort, spesso costruiti direttamente sulla sabbia. Un fenomeno che, spiega Legambiente, secondo un recente studio dell’Istat, nel decennio 2001-2011 ha fatto registrare quasi 18.000 nuovi immobili sulla costa, che sono andati ad aggiungersi a quelli preesistenti. Il record per costruito lungomare spetta alla Puglia e alla Sicilia, con oltre 700 manufatti per chilometro quadrato, segue la Calabria con 600. Mentre alcuni dei più bei scorci del Meridione rimangono rovinati dagli ecomostri che vi si stagliano.

La collina del disonore
Un caso celebre è la collina di Pizzo Sella, un milione di metri quadrati di cemento illegale su un’area a vincolo idrogeologico alle spalle del mare di Mondello. “Centosettanta ville costruite dalla mafia degli anni 70 – rileva Legambiente – e quasi tutte non finite perché bloccate dalla confisca e dall’ordine di demolizione disposti nel 2000 dal pretore di Palermo (decisione confermata dalla Corte d’appello nel 2001 e poi dalla Corte di Cassazione nel 2002, nonché da una sentenza del Tar della Sicilia). I carabinieri che hanno messo i sigilli agli edifici e ai terreni l’hanno definita “una colossale speculazione immobiliare, che nasconde un’imponente operazione di riciclaggio di Cosa nostra”. Alla fine del 1999 vengono demolite 14 ville, ma poi le ruspe si fermano e non ripartono piu'”.

C’è poi il villaggio di Lesina a Torre Mileto: paese abusivo sull’istmo di Lesina, a Torre Mileto, in provincia di Foggia. “A partire dagli anni Settanta – spiega ancora Legambiente – è sorta una cittadella fatta da migliaia di villini appoggiati sulla striscia di sabbia che divide il mare dal lago di Lesina. Case senza fondamenta, a pochi metri dal bagnasciuga. Una vicenda che ancora oggi, nonostante le parole e le promesse, non è stata risolta. E questo nonostante molte di quelle case stiano letteralmente marcendo e non abbiano alcun valore di mercato, tanto che gli stessi eredi spesso non le ritengono un bene irrinunciabile. Così, ogni estate, le case di Torre Mileto tornano a ripopolarsi di vacanzieri abusivi”.

Ville abusive sul parco archeologico
A Capo Colonna, nell’area archeologica crotonese, ci sono 35 costruzioni abusive sotto sequestro dalla metà degli anni Novanta “che sopravvivono indisturbate alle ruspe. La loro presenza – aggiunge ancora l’associazione ambientalista – oltre a impedire l’estensione del parco a tutto il sito archeologico, testimonia l’inerzia della Pubblica amministrazione che, nonostante la confisca definitiva, non si decide a buttarle giù. Una vicenda giudiziaria iniziata nel 1995, quando il pretore dispone il sequestro di centinaia di metri cubi in cemento armato sorti su una delle aree archeologiche più vaste d’Europa nel silenzio degli amministratori locali. Nel febbraio del 2004 la prima sentenza nei confronti di 35 proprietari: assoluzione per prescrizione del reato, ma confisca degli immobili. Quelle case, dunque, sono e restano abusive. Il lungo iter giudiziario si è concluso, ma la vergogna di cemento, fatta di villette, condomini, scalinate a mare e cortili resta intatta.

Concludiamo la mostra delle atrocità con Ischia, dove le case abusive sono circa 600 “colpite da ordine definitivo di abbattimento sull’isola maggiore dello splendido arcipelago partenopeo. Arriva a 27.000, invece, il saldo delle pratiche di condono presentate dagli abitanti in occasione delle tre leggi nazionali. A eccezione di alcune sporadiche demolizioni portate a termine negli ultimi anni su disposizione della magistratura, ma anche dagli stessi proprietari, qui sopravvive un ecomostro di cemento illegale, spesso costruito senza nemmeno l’attenzione per la sicurezza degli abitanti in un territorio estremamente fragile. Cemento che si è aggiunto a cemento in modo incontrollato, occupando e indebolendo versanti che poi, sotto le forti piogge, spesso cedono trascinando a valle tutto quello che trovano sulla loro strada. Eppure – conclude Legambiente – anche se lentamente, quelle 600 case verranno abbattute, non hanno scampo. Non c’è condono edilizio che le possa salvare”. (Agi)

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