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Decreto legge fiscale Governo: ecco i punti principali Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Approvato dal Consiglio dei ministri il decreto legge fiscale con le “disposizioni in materia fiscale, di semplificazione amministrativa e per esigenze indifferibili” e il disegno di legge di bilancio per il 2019. Via libera alla riforma delle pensioni, con la revisione della legge Fornero, e all’introduzione del reddito di cittadinanza che potrà essere corrisposto nel primo trimestre del 2019.

Manovra 2019: 7 miliardi per la Quota 100

Alla modifica della riforma Fornero con lo schema Quota 100 saranno destinati 7 miliardi nel primo anno. La misura coinvolgerà 400.000 italiani. “L’obiettivo finale – dichiara Salvini – è azzerare tout court la legge Fornero. La soglia di questo primo anno è lo schema 62 e 38 con l’obiettivo di arrivare a quota 41 pura”. Dal taglio alle pensioni d’oro il governo conta di ricavere un miliardo da mettera a copertura nella legge di bilancio.Il vicepremier Luigi Di Maio ha confermato che sono stati stanziati i fondi anche per confermare la cosidetta Opzione Donna.

Reddito di cittadinanza

Nel disegno di legge di bilancio trova spazio anche il reddito di cittadinanza con la riforma dei centri per l’impiego, e l’adeguamento delle pensioni minime alla pensione di cittadinanza. Ma anche tagli agli sprechi e più tasse sul gioco d’azzardo.

Pace fiscale

Per quanto riguarda la pace fiscale, potrà essere fatta solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco, nei tribunali, potranno sanare la loro posizione pagando il 20 percento del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi. Saranno inasprite le sanzioni per gli evasori. Via libera quindi al saldo e stralcio per le cartelle anteriori al 2010 di importo inferiore a mille euro. La misura, secondo quanto si apprende, interessa dieci milioni di contribuenti e coinvolge il 25 percento del magazzino dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Lo stralcio delle cartelle sotto i 1.000 euro è ”una semplice ripulitura” ha spiegato il premier Conte. Per le altre cartelle via libera alla rottamazione, in cinque anni e 20 rate trimestrali: “Prima di tutto ci siamo accordati sul fatto che per gli evasori ci sarà la galera. Ci sarà la pace fiscale per aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia, ma non ci sarà nessun salvacondotto per chi evade”, spiega Di Maio su Facebook. Nel decreto fiscale dovrebbe rientrare un pacchetto di misure sulle semplificazioni alle piccole imprese tra cui la cosiddetta misura Bramini (dal nome dell’imprenditore brianzolo fallito per un credito inevaso dallo Stato) per rendere impignorabile la prima casa.

Nessuna nuova tassa, stretta su banche e assicurazioni

Stretta fiscale in arrivo per banche e assicurazioni. Via libera al taglio ai fondi destinati ai migranti, pari a 1,3 miliardi di euro nel triennio 2019-2021, di cui 500 milioni già il prossimo anno. Stanziati inoltre 100 milioni di euro in favore delle politiche per la famiglia, mentre sono previste più risorse per la sanità pubblica, con un aumento della spesa sanitaria. Stretta in manovra, riferiscono ancora le fonti, contro i medici ‘furbetti’ che allungano le lista di attesa del servizio pubblico per convincere i pazienti a ricorrere alla cosiddetta intramoenia, ovvero visite private all’interno della struttura ospedaliera pagando la parcella per intero ai camici bianchi. Stop alla pratica dei governatori di Regione con doppio ruolo di commissari della sanità.  E nella corsa per trovare i fondi da dedicare alle misure annunciate a farne le spese potrebbero essere i pensionati. Se da una parte è infatti chiaro che il reddito di cittadinanza vedrà la luce nella forma “geografica” annunciata dal premier Giuseppe Conte, il timore di molti pensionati è quello del blocco degli aumenti degli assegni previdenziali che dovrebbero scattare dal 1 gennaio 2019. Il blocco della perequazione voluto dalla Fornero e la fase transitoria approvata da Letta e proporgata con la legge di bilancio 2017, dovrebbe vedere la fine proprio quest’anno: senza un intervento legislativo, e dal 1° gennaio 2019 saranno ripristinate le fasce di reddito con un sostanzioso aumento delle pensioni che tornerebbero ad adeguarsi all’inflazione.

Decreto fiscale: quello che si sa

La “pace fiscale” rappresenterebbe uno dei serbatoi principali della manovra. Nella bozza del Decreto fiscale sono confermate la rottamazione ter e il condono sulle mini-cartelle fino a mille euro con alcune modifiche rispetto alle versioni precedenti che puntano ad allargare le maglie. Il mini-condono dei debiti fino a mille euro riguarderebbe quelli iscritti a ruolo dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 e comprenderebbe multe e bollo auto con una perdita di gettito di poco più di 500 milioni di euro.

Tra le misure “ritoccate” rispetto alla precedente bozza quella che riguarda la definizione agevolata delle liti fiscali per cui si stimano entrate pari a 500 milioni di euro di euro nel prossimo quinquennio (considerando la possibilità di 20 rate trimestrali) e per le quali si prevede il pagamento della metà del valore della controversia nel caso in cui si è perso in primo grado e di un quinto del valore della controversia se il contribuente ha perso nel secondo grado di giudizio (nella bozza precedente si ipotizzava il versamento di un terzo).

Entra nell’ultima bozza del decreto fiscale l’incompatibilità tra la figura dei commissari ad acta per l’attuazione dei piani di rientro dai disavanzi del settore sanitario ed ogni altro incarico istituzionale ricoperto presso la regione interessata. “Il principio dell’incompatibilità – si legge – si applica anche ai “commissariamenti in corso” e che il governo “è chiamato a riattivare i propri poteri di nomina in tutte le Regioni nelle quali i commissari versino in tale stato d’incompatibilità”.

Nell’ultima bozza salta poi la proroga per le posizioni create ad hoc nelle Agenzie fiscali per far fronte alla carenza di dirigenti, in scadenza il 31 dicembre, vengono prorogate al 30 giugno 2019.

Più soldi per le missioni di pace

Nel decreto fiscale è previsto uno extra stanziamento per le missioni internazionali di pace. Nell’ultima bozza all’esame del governo si legge come “il fondo è incrementato di 130 milioni per il 2018″. Attualmente nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, sono stati appostati per il 2018 fondi pari a 995 milioni di euro.

L’Italia è attualmente impegnata in molteplici scenari tra cui: la Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia; la Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger; la Missione NATO di supporto in Tunisia; la missione Onu nel Sahara Ovest; la missione europea nella repubblica Centrafricana.

Legge di bilancio

Come abbiamo visto la scorsa settimana sia il Senato che la Camera hanno approvato la risoluzione di maggioranza che autorizza il governo allo scostamento del deficit programmato come previsto dalla nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. In attesa di leggere la bozza della legge di bilancio 2019, Movimento 5 stelle e Lega hanno già preparato i primi aggiustamenti che danno il senso della direzione in cui si stanno muovendo le forze di Governo.

Le due forze che compongono la maggioranza hanno infatti presentato in Parlamento una risoluzione congiunta che impegna il governo ha licenziare la maggior parte delle promesse elettorali che, come abbiamo visto, trovano ampio respiro già nella prima manovra finanziaria dell’esecutivo legastellato. Vediamo punto per punto le proposte a firma dei capigruppo di 5 stelle e Lega.

Spending review

Lega-M5S impegnano il governo ad attuare una cabina di regia unica presso il ministero dell’economia – in coordinamento con la Presidenza del Consiglio dei ministri – per procedere ad una “rapida e concreta attuazione del processo di revisione, razionalizzazione e riduzione della spesa“.

Nella risoluzione che confluirà poi nella bozza della manovra ovviamente spazio sia l’introduzione della cosiddetta “quota 100 quale somma di età anagrafica e anzianità contributiva nell’ambito di un superamento delle vigenti rigidità di accesso al pensionamento imposte dall’articolo 24 della Riforma Fornero” di cui abbiamo ampiamente parlato.

Così come Lega e M5S impegnano ancora l’esecutivo all’avvio del reddito di cittadinanza (al contestuale rafforzamento dei centri per l’impiego) e della pensione di cittadinanza

Flat tax

La maggioranza chiede ancora che sia confermato l’impegno per una flat tax al 15% per professionisti, artigiani e ditte individuali, “più riduzione del carico fiscale per le Pmi che resterebbero fuori dal nuovo regime forfettario”.

Il testo impegna il governo “ad ampliare la platea dei contribuenti a cui è concessa l’opzione del regime forfettario, mediante la previsione di una aliquota flat al 15% a cui anche i liberi professionisti, gli artigiani e le ditte individuali possano aderire in sostituzione del regime ordinario e, al contempo, a prevedere una riduzione del carico fiscale per quelle piccole e medie imprese che non potranno optare per il nuovo regime forfettario ampliato”.

Taglio Ires

Sempre in tema fiscale la risoluzione di maggioranza chiede al Governo di introdurre misure per stabilire un taglio di 9 punti dell’Ires sugli utili reinvestiti ed un regime speciale per le startup degli under 35.

Nel testo si chiede “la sostanziale riduzione dell’aliquota Ires di 9 punti percentuali (dall’attuale 24% al 15%) sugli utili reinvestiti in acquisto di macchinari e attrezzature innovative e nuove assunzioni”.

Con la riduzione dell’Ires di nove punti, dal 24 al 15 per cento “passiamo dalla fascia più alta d’Europa di tassazione del reddito d’impresa a quella più bassa: un cambiamento radicale”. Lo ha detto il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia.

Calo demografico

La maggioranza giallo-verde impegna il governo anche ad intraprendere “azioni di contrasto al calo demografico e al fenomeno delle cosiddette ‘culle vuote’ anche mediante misure incentivanti per l’istruzione scolastica e la formazione universitaria“.

Tagli spese militari

La maggioranza chiede al governo anche una revisione del modello di difesa con un taglio delle spese militari, tutelando tuttavia l’occupazione.

Il testo impegna il governo a “una revisione dell’attuale modello di difesa riducendo le spese militari, razionalizzando i sistemi di difesa, ad esclusione dei settori di ricerca ad alto contenuto tecnologico e di utilizzo duale, anche per scopi civili, salvaguardando i livelli occupazionali”.

Cedolare secca per affitti negozi

Prevista anche l’estensione della cedolare secca agli affitti dei locali commerciali “a partire dai cosiddetti ‘esercizi di vicinato'”.

Fondo di garanzia per Pmi

Sul piatto anche il rifinanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. La risoluzione chiede che siano varati “incentivi per lo sviluppo di nuovi progetti impenditoriali sia in forma singola che aggregata, nonché ad individuare politiche industriali volte alla migliore valorizzazione del made in Italy“.

Riqualificazione Taranto

Nella risoluzione si chieda che il governo si impegni ad attuare “disposizioni per la riqualificazione economica, industriale e ambientale della città di Taranto e delle zone limitrofe”.

Graduale azzeramento fondo editoria

Ultima in ordine di elenco ma che non farà meno discutere, il documento di maggioranza impegna il governo ad azzerare il fondo per l’editoria. “A partire dal 2019 dovrà essere progressivamente azzerato il fondo per l’editoria in essere presso Palazzo Chigi”.

Il problema sta tutto in alcuni numeri, quelli relativi al rapporto tra il debito pubblico e il Pil ovvero la capacità del nostro Paese di fare crescere la propria economia. Il documento approvato oggi infatti autorizza il governo a spendere più di quanto lo Stato incassi, finanziando cioè le politiche di spesa ricorrendo a finanziamenti, ovvero vendendo sul mercato titoli di Stato.

Le bocciature delle cifre del governo arrivati da parte della Banca d’Italia e dall’Ufficio parlamentare di bilancio si basano su una previsione di crescita giudicata troppo ottimista rispetto allo stesso quadro economico presentato nel documento. E se l’economia dell’Italia non tornerà a correre (e lo Stato ad incassare risorse dalle tasse) il debito non scenderà ma finirà col pesare come un macigno sulle prossime generazioni. (News Republic)

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