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Istat: Abuso di alcol, dati allarmanti per i minorenni Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

alcol

Purtroppo l’uso (e l’abuso) di bevande alcoliche è assai diffuso fra i minori da 11 a 17 anni, interessando circa il 25% di tale fascia di età (esattamente il 22,2% secondo il rapporto Istat del luglio 2017, che riporta i dati del 2016, rilevando anche che i consumatori giornalieri di alcolici costituiscono il 21,4% della popolazione, con un trend discendente dal 29,5% nel 2006 e dal 22,2 del 2015 ).
La percentuale precitata dell’Istat del 22,2%, relativa al 2016, appare, purtroppo, notevolmente aumentata nel 2017, secondo la terza indagine nazionale dell’Osservatorio permanente su giovani e alcol dell’Università di Trento del 2018 , almeno per gli studenti italiani che hanno frequentato la terza media, posizionandosi in una stima del 34,4% per i predetti.
Viene anche pubblicato , sempre nel rapporto Istat relativo al 2016, l’inquietante dato del binge drinking dei giovani fra i 18 e 24 anni (e cioè il consumo di sei o più bevande alcoliche in un’unica occasione, che può portare allo sballo alcolico) che viene effettuato dal 17% dei giovani (di cui due terzi maschi) durante i momenti vissuti in gruppo, come dentro le discoteche, ovvero durante gli spettacoli sportivi e i concerti. I motivi di esso sono, al pari dell’uso delle droghe, variegati e complessi e vanno dalle incomprensioni familiari acuite dalle separazioni genitoriali agli insuccessi scolastici e all’emulazione di una moda generazionale.
In particolare si deve sottolineare il ruolo dell’alcol come “facilitatore” al superamento di angosce e ansie depressive, soprattutto nell’uso individuale da parte dell’adolescente, proprio per il senso di allegria che provoca in una prima fase di moderato uso alcolico, precedente a quella gravissima dello sballo alcolico per il suo eccesso smodato. Altresì è presente, soprattutto nell’uso alcolico collettivo giovanile, l’esistenza della facilitazione all’inserimento del gruppo dei pari, quasi una specie di rito d’iniziazione sancito dal “brindisi alcolico”.
Inoltre la precitata terza indagine dell’Osservatorio permanente vi ravvisa anche come emerga che “questi consumatori precoci siano resi potenzialmente vulnerabili da alcuni fattori, tra cui la precoce stimolazione alla gratificazione immediata, spesso alimentata da nuove tecnologie digitali, sempre più pervasive e accessibili anche in età precoce. Spunti di riflessione che impongono di allargare l’attenzione della prevenzione dalle sostanze di consumo come alcol e droghe ai comportamenti compulsivi di divertimento propri della generazione dei nativi digitali”. Chiaramente bisogna distinguere fra l’uso saltuario di alcol (il cosiddetto “bicchierino che tira su”) e la dipendenza alcolica che si riflette in un desiderio costante e invasivo di bere con rilevanti conseguenze sulla normale vita fisica quotidiana dell’adolescente e gravi conseguenze sul funzionamento della sua psiche che possono giungere a vere e proprie psicosi.
Inoltre si deve sottolineare come lo sballo alcolico, al pari di quello tossico, possa produrre una criminogenesi variegata che passa dai numerosi reati di rissa, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale a quelli, assai più gravi di lesioni personali, violenza sessuale e omicidio.
Indubbiamente si deve segnalare un precoce avvicinamento all’uso smodato dell’alcol per quei bambini che vivono in famiglie in cui almeno un genitore sia un alcolizzato (30,5% secondo il predetto report dell’Istat ), così come identicamente succede per il genitore tossicomane. In questo caso scatta un processo di imitazione suggestiva già nei primi anni di vita, a carattere di accettazione passiva (secondo la teoria criminologica dell’apprendimento sociale dello psicologo canadese Albert Bandura), per poi passare progressivamente ad una ricerca volontaria del soggetto all’acquisizione di sempre maggiore quantità di bevande etiliche, che configura una tipologia di alcolismo cronico primario. Esso può essere riattivato, dopo una fase di sospensione nell’uso di alcol, per gravi frustrazioni del minore derivanti, prevalentemente, come già rilrvato precedentemente, dalla mancanza affettiva (per conflitti e separazioni genitoriali) e da quella di richiesta di una maggiore comprensione familiare (a causa di un sistema educativo assai rigido e a carattere marcatamente punitivo) che può condurre l’adolescente a depressioni neurologiche anche gravi. Sussiste anche una tipologia di alcolismo cronico secondario che viene causato da sindrome psicotiche di natura psichiatrica che colpisce il soggetto, sia esso minorenne che maggiorenne.
Si deve rilevare che, attualmente, vi è un regime di assoluta tolleranza per il minore che assume sostanze alcoliche, il quale non incorre in nessuna sanzione né penale, né amministrativa, a differenza del consumatore personale di droga che è soggetto a sanzioni amministrative prefettizie. L’unica tutela indiretta che viene offerta dal nostro ordinamento all’adolescente che usa alcolici è costituita dalla previsione di una sanzione penale ai sensi dell’art. 689 cod. pen. e da quella amministrativa pecuniaria ex art. 14 ter della legge 30 marzo 2001 n. 125 (introdotto dall’art. 7 della legge 8 novembre 2012 n. 189 ) per coloro che vendono al pubblico sostanze alcoliche a soggetti minorenni.
In particolare l’art. 689 cod. pen. intitolato “ Somministrazione di sostanze alcoliche a minori o a infermi di mente” punisce con la sanzione penale dell’arresto fino ad un anno l’esercente di un pubblico spaccio che somministra bevande alcoliche ad un minore di sedici anni o a persona che appaia “in manifeste condizioni di deficienza psichica”. Identica pena viene irrogata ai gestori di distributori automatici di bevande. Invece viene applicata la mera sanzione amministrativa pecuniaria (da 250 a 1.000 euro) ai negozi che vendono a tutti i minori, anche quelli della fascia fra i sedici e i diciotto anni, bevande alcoliche, ai sensi del precitato art. 14 ter. Nel convegno nazionale dei gestori dei locali da ballo associati nel sindacato Silb, tenutosi a S. Vincent nel novembre 2017, si è evocata la necessità di una maggiore responsabilità delle famiglie – che talora sottovalutano la pericolosità dell’eccesso alcolico utilizzato da circa un milione di minorenni, non vigilando adeguatamente sui loro figli – mediante l’irrogazione di una sanzione pecuniaria irrogata ai minori colti sul fatto, estensibile ai loro genitori, mediante una specifica normativa di legge. Tale proposta è stata accolta favorevolmente dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità il cui direttore, Emanuele Scafato, in un intervista al quotidiano Avvenire del 15 novembre 2017, dopo aver ribadito la necessità di applicare inflessibilmente, con maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine confuse fra i numerosi frequentatori delle discoteche, la già ricordata normativa vigente, auspica “da parte dei gestori dei locali, di non vendere davvero l’alcol ai minori… creando degli spazi franchi dove essi possano divertirsi senza lo sballo… ottica che responsabilizza i gestori creando una buona pubblicità e un guadagno sano…” , sottolineando che: “anche i genitori devono fare la loro parte perchè sono le famiglie a dare i soldi ai propri figli e devono sapere come li spendono… vigilando sui luoghi che frequentano”. Su siffatta proposta di una nuova normativa sanzionatoria per l’uso alcolico da parte di minori è intervenuto anche il Forum delle associazioni familiari che, per bocca del suo presidente Gigi De Palo, dopo aver negato l’esistenza di un unico capro espiatorio in testa alla famiglia, ha rilevato giustamente la responsabilità in materia di tutta la comunità educante nella sua complessa estensione, oltre ai genitori, della scuola e delle varie istituzioni sociali, che non può essere trascurata nè minimizzata, appellandosi solo genericamente alla mancanza di sanzioni repressive-rieducative (che tra l’altro, nel caso della detenzione di droga leggera , esse, costituite dall’obbligatoria segnalazione al Prefetto, non hanno impedito un sostanziale incremento nel 2017 nel suo uso da parte dei minori, secondo la Relazione annuale al Parlamento sull’uso degli stupefacenti del 2018 ) sottolineando che: “…tutte le volte che arriviamo a invocare sanzioni per i nostri figli, stiamo dicendo che abbiamo fallito tutti nel nostro compito educativo: in questo caso, lo fanno per primi proprio i gestori delle discoteche, che sono imprenditori certo, ma che dovrebbero porsi come padri dei figli che vengono loro affidati. Vengono rispettate tutte le norme a tutela dei nostri ragazzi nei locali ? C’è davvero un limite, un’attenzione ?” .
La conclusione del presidente del Forum, a cui anche io aderisco convintamente, è che bisogna evitare sterili polemiche e unirsi tutti insieme per il bene comune dei nostri ragazzi con un progetto educativo integrato che scandisca quotidianamente in armonia i momenti dell’ascolto accogliente, dell’ affetto comprensivo, della memoria storica, della fiducia accordata e della responsabilità richiesta secondo la mia teoria psico – pedagogica della comprensione affettiva. (Polizia Penitenziaria)

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