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“Scuola sicura, anticipiamo vaccinazioni personale scolastico”: al via petizione Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

aula scuola

Dal liceo musicale “Zucchi” di Monza è partita la petizione popolare  rivolta a tutti i cittadini italiani. Nei prossimi giorni le scuole superiori rientreranno in presenza con il 50% degli alunni, unendosi alle scuole dell’infanzia, primarie e medie, senza che siano state previste forme di monitoraggio e di vaccinazione preventiva del personale. Chiediamo di mettere in sicurezza le scuole anticipando la vaccinazione del personale scolastico (al momento prevista non prima di primavera inoltrata) e attivando uno screening costante di studenti, docenti e altro personale della scuola”.

Ecco la lettera inviata a Roberto Speranza, ministro della Salute; a Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione; a Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19.

Qualche giorno fa, domenica 27 dicembre 2020, ha avuto inizio su tutto il territorio dell’UE l’attività connessa al Vax-Day. Tutti confidano che, grazie alle risorse della ricerca scientifica, allo spirito di abnegazione del personale medico e sanitario, ai sacrifici e al senso di responsabilità di tutti si possa arrivare a superare lo scenario apocalittico globale della pandemia da codiv-19. Ma nella continua ridda di notizie, più o meno confuse, che abbiamo sentito in questi giorni sulle fasce che, progressivamente, saranno coinvolte nella campagna di vaccinazione, ci hanno colpito due notizie che riteniamo, per la categoria dei lavoratori della scuola, decisamente sconfortanti, o addirittura paradossali. Da un lato si discute dell’obbligatorietà o meno della vaccinazione, dall’altro si ritiene che, nella sua progressiva somministrazione, vadano privilegiate le categorie a maggior rischio professionale e/o le fasce d’età più esposte, e dunque il personale medico e sanitario, i lavoratori delle RSA e i maggiori di 70 anni, specie se affetti da complicazioni legate a particolari patologie croniche.  Resta tuttavia sorprendente che, nella valutazione dei rischi connessi al contatto con il pubblico, non sia stata considerata ad elevato rischio un’altra categoria. Si tratta di una categoria per la quale è obbligatorio indossare la mascherina FFP1 (la FFP2 o la FFP3, quelle più indicate in questi casi, sarebbero a carico del lavoratore stesso) e restare nello stesso ambiente o in altri ambienti analoghi per 4-6 ore al giorno con almeno 15 altre persone (che potrebbero diventare anche 25 o addirittura 27). Tutto ciò avviene senza che nessuno dei soggetti coinvolti abbia partecipato ad uno screening, usufruisca di qualche altra particolare misura di prevenzione, se non quella di una continua igienizzazione delle mani, del ricambio d’aria continuo, di un distanziamento sociale, che, negli spazi angusti in cui tale attività si esercita, può essere al massimo di 1 m “da rima buccale a rima buccale” oppure di 2 m, misurati con precisione millimetrica (e ovviamente senza che ci si muova troppo).  Ovviamente ci riferiamo alla categoria dei lavoratori della scuola (dirigenti, docenti, personale ATA); l’ambiente di lavoro è una qualsiasi aula scolastica. Ogni aula, per spaziosa che sia, anche quando è occupata dal 50% o dal 75% degli studenti per le scuole superiori, non si presenta in fattezze molto diverse da quelle descritte.  E questo ambiente deve essere disciplinato secondo l’art. 83 del decreto legge 19 marzo 2020 n. 34, convertito in legge 17 luglio 2020 n. 77, che ha introdotto la “sorveglianza sanitaria eccezionale” che il datore di lavoro deve garantire ai “lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio”, con quanto tale regime di sorveglianza attiva comporta.  Davvero si ritiene che un ambiente come quello sopra descritto non sia ad elevato rischio? Davvero si ritiene che chi si trattiene almeno 4-5 ore di servizio al giorno in un gruppo di min. 15 persone non sia ad elevato rischio professionale di contrarre il covid-19? Non vogliamo sollevare questioni riguardo ai dati sul reale peso dei contagi che si verificano in un’aula scolastica, materia particolarmente controversa ed ancora oggi oggetto di disputa, peraltro mai chiarita efficacemente. Non vorremmo però neppure tacere del contenuto di un’intervista recentissima di un esponente politico legato all’attuale governo, secondo il quale, come il Ministero richiede tuttora per gli studenti l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni per la frequenza scolare, così deve imporre come professionalmente obbligatoria la vaccinazione anti-covid19 del personale docente e scolastico, addirittura pensandola come “precondizione” per l’assunzione.  Nonostante le precedenti considerazioni, a quanto si dice – ma non è certo –  i docenti saranno vaccinati non prima di aprile, più verosimilmente a giugno, forse a fine luglio, insomma quando l’anno scolastico sarà terminato, ovvero quando avremo terminato di essere potenziali vittime o potenziali portatori del contagio con la nostra presenza in classe. Tutti noi, gli studenti e noi docenti e il personale ATA, che a scuola dovremmo garantire il servizio della nostra comunità educante, saremo costretti a mesi particolarmente difficili, mettendo in pericolo noi stessi, i nostri familiari e i nostri affetti, ritornando a far lezione in presenza al 50% (forse al 75%) in uno stillicidio ben prevedibile di quarantene precauzionali, assenze per malattia, assenze da caso dubbio di contagio covid19, nostro e degli studenti, così come sono stati i mesi di settembre e ottobre. Davvero non vorremmo vedere di nuovo, ogni volta che capiteranno casi di contagio, le scene già viste in televisione, con il panico delle famiglie degli studenti incolonnati per ore e ore ai drive-through per un tampone, oppure provare di nuovo il nostro personale sgomento, dato che – forse non è noto – la “corsia preferenziale” di verifica sanitaria riguarda solo gli studenti, perché tutti i compagni di classe sono considerati per lo studente “contatti stretti”, mentre gli insegnanti, anche se sono stati proprio lì, in quella stessa classe, non fanno parte di quella categoria. O almeno è così da ottobre. Chiediamo pertanto che, se davvero, come tutti continuano a dire, la Scuola è davvero un servizio indispensabile per il paese (ma troppi se ne sono accorti solo adesso…), essa possa ricominciare “in sicurezza”. Ma chiediamo che questa locuzione non sia un mero slogan e si attui con una serie di precisi provvedimentiIl primo provvedimento è che si anticipi la campagna di vaccinazione dei docenti almeno in concomitanza con la fascia 60-79, anche in ragione del fatto che l’intero corpo docente italiano rappresenterebbe poco meno del 10% del numero complessivo rappresentato da tale fascia. Molti, tra l’altro, vista l’età media dei docenti italiani, rientrerebbero già nella stessa fascia. Il secondo provvedimento è che, nel frattempo, ovvero per il primo mese non coperto da alcuna vaccinazione, si proceda con le medesime misure adottate a settembre, quando peraltro i contagi nazionali erano nell’ordine delle poche centinaia, mentre ora sono decine di migliaia: ovvero che si attui un test sierologico in concomitanza con l’avvio delle lezioni e, successivamente, sia effettivamente garantito anche per i docenti un accesso gratuito e facilitato al tampone o ad altra forma diagnostica ogni volta che il docente stesso, suffragato dal parere del proprio MMS o su segnalazione dell’istituto, lo ritenga necessario per sintomi o contatti. Il terzo provvedimento è che per ogni istituto scolastico sia prevista o facilitata, anche tramite convenzioni con le Asl o altri enti, l’adozione di ampi screening preventivi anche sugli studenti, con l’aiuto dei tamponi rapidi e dei test più facilmente adottabili in considerazione dei grandi numeri dei soggetti che dovranno essere testati. La scuola italiana fin dai primi terribili mesi della pandemia si è vista messa alla prova nelle sue sfide educative e culturali come mai era capitato prima. Ed ha così portato in piena luce energie morali e spirituali, oltreché quelle doti professionali e quella capacità di ingegno e abnegazione che per anni, quotidianamente, troppi hanno negato e in parte continuano a negare. Noi, com’è stato sempre, siamo pronti a fare la nostra parte, ma chiediamo con forza che tutti mettano in campo le loro risorse per garantire la tanto auspicata “piena sicurezza”

Firma qui anche tu la petizione!

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