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Aumenta utilizzo “Sex toys” in Italia Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Non sono giocattoli, non sono elettrodomestici, anche se hanno dei motorini, delle batterie, dei tasti on off. Sulla confezione è possibile trovare questa avvertenza: «Da vendersi solo come gadget articolo scherzo per adulti. L’importatore non si assume alcuna responsabilità… Questo articolo potrebbe causare reazioni allergiche». Sono i sex toys.
Giro d’affari da 18 miliardi di euro
Come rileva un’indagine di mercato di Mysecretcase il 60% tra quanti acquistano sex toys lo utilizzano abitualmente. Il 25% sono uomini, Il 35% la coppia, il 40% donne tra i 20 e i 45 anni. Ad utilizzarli di più sono le giovani tra i 20 e i 30 anni (+300% rispetto al 2016). Il giro d’affari globale, nel 2017, è stato di 18,6 miliardi di euro. I prezzi vanno dai 99 centesimi ai 399 per gli oggetti più tecnologici. Soltanto in Italia, complice soprattutto il web, il fatturato è cresciuto del 6% in un solo anno. In Europa si è registrato un più 20%. Da sempre tabù per la società, la loro vendita è stata negli anni occultata dietro le tende rosse dei negozi con l’ingresso dalle strade secondarie. Oggi i sex shop in Italia sono 500, in concorrenza con gli store on line, più accessibili e rispettosi della privacy. Ma il mercato è in crescita ed è importante parlarne per non sottovalutare i possibili rischi da contatto.

Di cosa sono fatti?
Su internet puoi sfogliare centinaia di cataloghi dove è possibile scegliere modello, colore e prezzo del toy, ma raramente si può essere informati sui materiali utilizzati. Quando è segnalato, le sigle più ricorrenti sono queste: plastica, Tpr, Tpe, Abs, Pvc, lattice, silicone. Tra i più diffusi sul mercato c’è il «jelly», che però è un termine commerciale e non la sigla di un materiale. Secondo il professore Mario Malinconico dell’Ipcb del Cnr, i toys «possono contenere silicone, o lattice o altri materiali plastici, in genere fanno uso di plastificanti del tipo ftalati». Anche il Pvc, un materiale di per sé sicuro, secondo la dottoressa Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini: «Se non lavorato bene può rilasciare il cloruro di vinile che è un potente cancerogeno».

Contatto con le mucose: i rischi per la salute
Per avere migliori garanzie è consigliabile acquistare toys prodotti in Europa, quelli cioè costruiti con plastiche stabilizzate dove «il rischio che un monomero chimico pericoloso migri dall’attrezzo alla mucosa è veramente minimo». Il pericolo reale c’è quando si tratta di prodotti importati dai paesi asiatici, che tra l’altro occupano la fetta maggiore del mercato. Secondo la Belpoggi: «dove non usano tecnologie e sistemi di protezione adeguati, il rischio che il cloruro di vinile monomero, (con il quale si fabbrica il Pvc, lo stirene e il butadiene), si trasferisca alle mucose non è da escludere».

Gli ftalati alterano l’equilibrio ormonale
Tra i prodotti più di moda, soprattutto dopo la trilogia del film campione di incassi «50 sfumature», ci sono le «palline della gheisha»: due piccole sfere legate tra loro con un filo che in alcuni blog è addirittura suggerito di tenere inserite per ore nel corso della giornata perché avrebbero dalle proprietà benefiche, in quanto utili alla ginnastica pelvica oltre che alla stimolazione sessuale. Se c’è scritto plastica, sappiamo solo che non è silicone. Potrebbe essere Pvc, Tpe o addirittura Ftalato, definito dalla comunità scientifica «interferente endocrino e cancerogeno». Le ricadute principali dall’esposizione agli interferenti endocrini riguardano la salute riproduttiva dell’età evolutiva. E se è vero che il 40% dei sex toys li acquistano donne tra i 20 e i 30 anni, dunque in piena età fertile, fa bene la Belpoggi a ricordare che «Per una donna incinta gli ftalati sono pericolosi. Lo sviluppo sessuale del bambino può essere alterato se siamo difronte a prodotti di scarsa qualità. Se lo ftalato va nel sangue della mamma e, attraverso la mucosa, arriva al bimbo nelle prime fasi dello sviluppo, dove le cellule stanno migrando per decidere maschio o femmina, ci possono essere seri problemi».

Nei toys ci sono gli ftalati?
Qualche anno fa Greenpeace Olanda, ha mandato in laboratorio alcuni campioni di vibratori acquistati e ha scoperto che sette toys su otto contenevano ftalati in concentrazioni variabili tra il 24% al 51%. Nei giocattoli la concentrazione non può superare lo 0,1%, proprio per i rischi elevatissimi.

La normativa sui giocattoli
Nel 2009, il Consiglio europeo ha emanato una direttiva sulla sicurezza dei giocattoli: deve essere controllata e approvata la qualità dei materiali per scongiurarne la nocività. Gli ftalati sono vietatissimi nelle plastiche di giocattoli destinati all’infanzia e nei biberon. Chi li fabbrica o li vende con una concentrazione superiore allo 0,1% incorre in una sanzione penale che prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda da 40.000 a 150.000 euro. Il motivo della restrizione è dovuto proprio al pericolo da esposizione che può derivare dal masticare o succhiare oggetti che contengono questa sostanza. La norma cita testualmente: «La presente direttiva si applica ai prodotti progettati o destinati ad essere utilizzati per fini di gioco da bambini di età inferiore a 14 anni».

Nessuna normativa sui toys
Dal Ministero dello Sviluppo economico spiegano che solo gli attrezzi elettronici hanno l’obbligo della marchiatura CE. Secondo la legislazione i sex toys non sono balocchi, e quindi il mercato può produrre e vendere «giochi» che per loro natura entrano in contatto prolungato con le mucose, senza dover rispettare alcuna normativa sulla qualità dei materiali. Suggerimenti per gli acquisti: comprare prodotti con marchio Ce e in silicone, diffidare di tutti gli altri. (Il Corriere della Sera)

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