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Salerno, picchiato a scuola perché figlio di poliziotto: in 6 rischiano processo Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

salerno : cittadella giudiziaria chiusa

Salerno. «Addosso al figlio dello sbirro». Protagonisti del caso di bullismo sono dei ragazzini, alunni – all’epoca dei fatti – di una scuola primaria del quartiere Torrione che hanno preso di mira un loro compagno, “reo” di avere un papà nelle forze dell’ordine. Più episodi si sarebbero verificati nel corso di un intero anno scolastico. A riportarlo è il quotidiano La Città.  Il più grave a fine anno, il 25 maggio del 2018. Per quelle umiliazioni patite dal bambino in sei adesso rischiano il processo. Si tratta dell’ex dirigente scolastica, di quattro insegnanti e del padre del baby-bullo che – secondo le indagini – avrebbe inculcato al figlio l’odio per gli uomini in divisa.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata inoltrata al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno dal sostituto procuratore Roberto Penna, titolare del fascicolo. Anche non avendo – di fatto – partecipato agli atti di bullismo, le insegnanti sono state chiamate in causa dagli inquirenti perché non intervennero per bloccare il fenomeno ciclico, pur essendo a conoscenza degli episodi violenti subiti dal ragazzino. Essendo obbligate a farlo per il ruolo che ricoprono, secondo la Procura il loro atteggiamento equivale ad aver cagionato il presunto reato. Ed è per questa ragione che, insieme all’ex dirigente della scuola primaria del quartiere Torrione, sono imputate di maltrattamenti su minori per condotte omissive.

I fatti, secondo le ricostruzioni effettuate dalla Procura, avvennero in una scuola del quartiere “cerniera” fra il centro della city e la zona orientale. Fu lì che, durante le ore di lezioni, il baby-bullo picchiava – con la complicità di altri minori – il ragazzino che, ai loro occhi, aveva la sola colpa di avere un padre appartenente alle forze dell’ordine. Il tutto perché il padre del giovanissimo violento, ogni qualvolta vedeva un agente, usava parole offensive verso chi indossa la divisa, cercando di denigrare, anche davanti al figlio, l’immagine e il ruolo dei tutori dell’ordine e della sicurezza. Al genitore è stata contestata, invece, l’accusa di lesioni personali. E sempre per la stessa ragione: perché sapeva e non ha fermato l’azione del figlio minorenne che, intanto, si era organizzato con una sua baby-cricca per agire in maniera violenta nei confronti del malcapitato compagno di scuola.

Ai genitori della vittima il caso di bullismo è emerso quando, nel maggio dello scorso anno, ci fu la più brutale delle aggressioni. Quella volta non fu solo verbale, ma diretta a fare male. Il ragazzino, dopo lo “scontro”, tornò a casa con un occhio gonfio. Il bulletto – nella circostanza posta all’attenzione della magistratura – lo colpì con una ginocchiata nella zona oculare. Accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale “Ruggi” di Salerno dai familiari, i medici che lo presero in cura lo dimisero con una prognosi di due giorni. Presentava tumefazioni e un trauma cranico non commotivo.

In quest’inchiesta condotta dalla Procura di Salerno prevale l’ipotesi di responsabilità di chi aveva il controllo dei ragazzi e doveva provvedere alla loro educazione, non soltanto scolastica. Anche se, dopo l’esplosione del caso, l’episodio di violenza ebbe un forte eco nella società civile: la dirigenza della scuola primaria di Torrione intervenne, inserendo nella classe del baby-bullo un’insegnante di sostegno. Un provvedimento tardivo, evidentemente. E che non cancella i mesi orribili vissuti dal ragazzino vittima delle violenze. E dai due amici intervenuti in uso soccorso. La decisione spetta adesso al gip presso il tribunale di Salerno che dovrà valutare se le condotte delle maestre, dell’ex dirigente e del genitore furono omissive. Se non intervennero avendo percepito il pericolo, si aprirebbe per loro il processo penale.

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