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Relazione Dia:criminalità area sud dalla Piana del Sele al Vallo di Diano Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

DIA

Relazione del ministro dell’Interno  della Dia al Parlamento II semestre provincia di Salerno.

Nella provincia di Salerno gli assetti della criminalità organizzata variano a seconda delle aree geografiche su cui insistono i gruppi. L’azione repressiva ha consentito, negli anni, di ridurre la capacità operativa di diversi clan, sradicando dal territorio i capi e gli affiliati dotati di maggiore carisma criminale.

Tali fattori hanno indotto altri affiliati a collaborare con la giustizia, generando un “vuoto di potere”, che avrebbe favorito l’ascesa di giovani spregiudicati, alla guida di gruppi protesi essenzialmente a ritagliarsi spazi sul territorio mediante azioni violente.  Accanto a questo fenomeno, va evidenziata la capacità di rigenerazione interna delle organizzazioni storicamente più radicate, che hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti “tradizionali” (traffico di sostanze stupefacenti, in particolare), tecniche sempre più efficaci di infiltrazione del tessuto socio-economico, politico e imprenditoriale, che hanno portato al controllo di settori nevralgici dell’economia provinciale. Tra questi, si segnalano la costruzione di opere pubbliche, la fornitura e la gestione dei servizi, ottenuti anche attraverso il condizionamento di Enti territoriali locali.

Altro campo d’azione privilegiato dalle consorterie salernitane è quello dei reati economico-finanziari (riciclaggio e auto-riciclaggio), finalizzati al reinvestimento di capitali illeciti, prevalentemente nel settore immobiliare, nella gestione di esercizi commerciali e nell’edilizia privata. Anche l’infiltrazione negli appalti – per la realizzazione di opere pubbliche, per la fornitura di servizi (particolare delicatezza riveste quello di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani), per la manutenzione delle infrastrutture e dei beni del demanio – continua a rappresentare un settore di primario interesse delle organizzazioni criminali, che vede coinvolti anche imprenditori e funzionari pubblici infedeli. La corruzione di quest’ultimi rappresenta il grimaldello che consente alle organizzazioni camorristiche di infiltrarsi nella pubblica amministrazione e di condizionarne la gestione. Laddove i tentativi di corruzione dovessero risultare vani, si assiste ad una escalation criminale che passa dalle minacce alle intimidazioni vere e proprie, come accaduto nel comune di Agropoli, in cui si sono registrate una serie di azioni intimidatorie da parte del locale gruppo MAROTTA, per indure il Sindaco ad assegnare posti di lavoro e alloggi popolari agli affiliati.

Come accennato, le attività delinquenziali più diffuse nella provincia sono il traffico e lo spaccio di stupefacenti, che vengono approvvigionati da fornitori provenienti prevalentemente dall’hinterland partenopeo. Sono state comunque scoperte coltivazioni, ancorché non particolarmente estese, di marijuana, destinata al mercato locale.

 Il comune di Eboli, situato nella Piana del Sele, si trova in un’area interessata dalla presenza di importanti insediamenti produttivi, in particolare dell’indotto caseario, derivante dall’allevamento delle bufale, possibile oggetto di attenzione da parte della criminalità. Gli assetti criminali dell’area appaiono ancora in evoluzione, data l’assenza di una figura di riferimento. Risultano operativi esponenti di spicco di due gruppi per riprendere il controllo del territorio mediante investimenti, acquisizione di attività commerciali, estorsioni, rapine, traffico di stupefacenti e usura La rinnovata operatività del gruppo è stata confermata, nel semestre, con un’ordinanza eseguita nel mese di settembre nei confronti del fratello del capo del clan  di un altro pregiudicato molto legato alla famiglia e di due donne, tutti indagati per minaccia e furto, con l’aggravante del metodo mafioso. Il territorio resta comunque interessato dall’operatività di piccoli gruppi, spesso composti da soggetti già noti nell’ambito micro-delinquenziale locale, dediti prevalentemente allo spaccio di stupefacenti (cocaina e hashish), a reati di tipo predatorio (rapine e furti) e a estorsioni di basso profilo, condotte con la tecnica del c.d. “cavallo di ritorno.

A Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella e Pugliano è attivo il un clan diretto dai suoi due capi storici, già legato alla Nuova Camorra Organizzata.  Indicative della piena operatività del clan sono alcune indagini avviate per episodi di estorsione aggravata, riconducibili al gruppo, in una della quali è risultato coinvolto lo stesso reggente. Per quanto riguarda i comuni dell’alto Cilento, ad Agropoli si registra la presenza della famiglia  di origine nomade, dedita a reati di tipo predatorio, all’usura, al traffico di stupefacenti e al riciclaggio di capitali: nel mese di novembre, a conclusione di un’operazione condotta dai Carabinieri, sono stati arrestati alcuni esponenti della citata famiglia. Le indagini hanno consentito di documentare la commissione di furti, l’utilizzo fraudolento di carte di credito e il conseguente riciclaggio dei proventi. Inoltre, sono state accertate minacce poste in essere dai componenti del sodalizio nei confronti di Amministratori del comune di Agropoli, del responsabile di una società operante nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani e di alcuni appartenenti alle Forze di polizia. Nell’area del comune di Capaccio-Paestum si segnala il ritorno di storici personaggi già inseriti, con ruoli di rilievo, fortemente legato, in passato, al cartello della Nuova Camorra Organizzata.  Il 17 settembre 2018 i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare che ha coinvolto, tra gli altri, il reggente del gruppo, tutti indagati per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni del titolare di una farmacia, finalizzata all’assunzione di due nipoti del reggente. Il 18 dicembre successivo, militari della Guardia di Finanza, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare  emessa il 10 dicembre 2018, dal GIP presso il Tribunale di Salerno nei confronti di numerosi affiliati al clan tra i quali il citato reggente, ritenuti responsabili di riciclaggio, impiego di denaro o beni di illecita provenienza, con l’aggravante del metodo mafioso, con contestuale sequestro di beni. Il 21 settembre 2018 i Carabinieri hanno tratto in arresto l’attuale reggente del clan per estorsione aggravata in concorso, a danno di un imprenditore edile; il 15 ottobre 2018, per la medesima fattispecie di reato, i Carabinieri hanno tratto in arresto un pregiudicato resosi responsabile di estorsioni legate al gioco d’azzardo e al recupero crediti. Nel territorio in esame si è rilevata anche un’intensa attività delinquenziale, connessa al traffico e allo spaccio di stupefacenti, posta in essere da gruppi non direttamente riconducibili al clan alcuni dei quali promossi e organizzati da ex affiliati alla Nuova Camorra Organizzata, che potrebbero avere interesse a stringere rapporti con sodalizi operanti nella provincia di Napoli, a loro volta interessati a riciclare e reimpiegare capitali illeciti nei settori produttivi della zona (turistico, alberghiero, zootecnico, agricolo). Il Medio e Basso Cilento, risulta, altresì, oggetto di attenzione da parte di pregiudicati napoletani, in relazione al traffico ed allo spaccio di stupefacenti, soprattutto durante il periodo estivo. In tale ambito si registra l’operatività, per quanto non strutturata, di piccoli gruppi criminali autoctoni, dediti anche questi allo spaccio.

Allo stato, non si registrano eventi che possano indicare una presenza di organizzazioni camorristiche nella Valle del Calore. L’unico fenomeno delinquenziale rilevante è lo spaccio di stupefacenti, approvvigionati nei vicini comuni di Sala Consilina e Atena Lucana. Nel Vallo di Diano, posto a cerniera tra l’alta Calabria e la Campania, sono stati documentati contatti tra esponenti della malavita locale e delle cosche calabresi dell’alto Ionio e Tirreno cosentino.  Le investigazioni svolte nel tempo hanno anche evidenziato che l’area è stata oggetto di investimenti immobiliari ed imprenditoriali da parte della criminalità organizzata

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