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Pontecagnano, omicidio Autuori: arrestati i 5 responsabili Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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PONTECAGNANO. I Carabinieri della Compagnia di Battipaglia, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Salerno, nei confronti di cinque indagati: il 39enne MOGAVERO Francesco, il 51enne BISOGNI Enrico, il 57enne DI MARTINO Luigi, detto “il profeta”, il 67enne MALLARDO Francesco e il 46enne CECERE Stefano. I primi quattro già erano detenuti per altro; il quinto, unico libero, era di fatto irreperibile fino al suo rintraccio e arresto, che ha richiesto un particolare e costante impegno della PG delegata all’esecuzione. I cinque sono indagati per l’omicidio di Aldo AUTUORI, aggravato dal metodo e dalle finalità mafiose, eseguito a Pontecagnano Faiano la sera del 25.08.2015.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Salerno, hanno permesso di individuare nel MOGAVERO Francesco e nel BISOGNI Enrico i mandanti dell’omicidio e nei restanti tre gli organizzatori dell’agguato mortale. Più precisamente, questi i ruoli: MOGAVERO Francesco e BISOGNI Enrico, ai vertici del clan Pecoraro-Renna, operante nella Piana del Sele, quali soggetti mandanti che avevano decretato la morte di Aldo AUTUORI perché quest’ultimo, una volta uscito dal carcere, nell’anno 2015, allestiva una serie di attività ritenute di intralcio al predominio, sul territorio, del predetto clan. Il Mogavero e il Bisogni, in considerazione dei vecchi rapporti che legavano il clan Pecoraro-Renna al clan Cesarano, operante in Castellammare di Stabia, si rivolgevano a DI MARTINO Luigi, detto “O’ Profeta”, elemento apicale del citato clan, per chiedere la collaborazione per l’esecuzione materiale dell’omicidio.

DI MARTINO Luigi, quale intermediario tra i mandanti e gli esecutori materiali, in quanto a sua volta si rivolgeva a MALLARDO Francesco, capo indiscusso dell’omonimo clan, operante nella zona di Giugliano in Campania, che dava incarico per l’esecuzione materiale a TESONE Antonio, alias “uomo della masseria” e TRAMBARULO Gennaro, nei confronti dei quali però il Gip, non ritenendo il quadro gravemente indiziario, ha rigettato la richiesta misura cautelare (avverso tale parte dell’ordinanza questa Procura Distrettuale ha proposto gravame;
MALLARDO Francesco, reggente dell’omonimo clan all’epoca dei fatti sottoposto al regime della libertà vigilata nel Comune di Sulmona, dopo essere stato più volte contattato e raggiunto presso quel centro da DI MARTINO Luigi, forniva a quest’ultimo la disponibilità dei suoi uomini per l’esecuzione di tale delitto; CECERE Stefano, stretto collaboratore di MALLARDO Francesco, faceva da tramite con DI MARTINO Luigi.

Il movente è da ricercare nella lotta per il controllo del settore dei trasporti, allora di forte interesse per il clan PECORARO-RENNA, di cui il MOGAVERO ed il BISOGNI erano figure verticistiche; settore in cui l’AUTUORI Aldo, dopo la sua scarcerazione, tentava di reinserirsi senza “rispettare” la posizione di predominio, ormai raggiunta dagli altri. Le indagini hanno dimostrato il forte legame tra MOGAVERO Francesco e BISOGNI Enrico con il DI MARTINO Luigi (esponente di spicco del “clan CESARANO), tanto da consentire ai primi di chiedere l’aiuto al secondo per eseguire l’omicidio; infatti, le indagini hanno appurato che il DI MARTINO, a sua volta, si rivolgeva, per il tramite di CECERE Stefano, all’epoca e fino a ieri libero, al MALLARDO Francesco, capo dell’omonimo clan, e ai sicari di quel gruppo.

Di fondamentale importanza, ai fini della ricostruzione del grave quadro indiziario, sono state le informazioni e le fonti di prova tempestivamente trasmesse dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli. Le indagini hanno dimostrato come i vari clan in questione (quello dei MOGAVERO-BISOGNI di Pontecagnano, quello dei CESARANO di Castellammare di Stabia e quello dei MALLARDO di Giugliano in Campania) avevano allacciato strettissimi rapporti al fine di incrementare e consolidare il controllo sui rispettivi territori di competenza, scambiandosi reciproci favori, come nel caso dell’omicidio di Aldo AUTUORI.

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