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[VIDEO] Paestum.L’ex Cirio dimenticata tra degrado, incuria e rifiuti Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

Capaccio. Erba alta e una discarica a cielo aperto nel cuore dell’area archeologica di Paestum. E’ la sorte toccata a tutta l’area retrostante l’ex stabilimento della Cirio, di proprietà della Soprintendenza, che ha acquistato l’immobile, una fabbrica per la lavorazione del pomodoro risalente all’inizio del Novecento, nel 2005.

Lo stabile versa in uno stato di forte degrado con i soffitti in parte crollati  e gli scavi archeologici all’interno che sembra abbiano subito uno stop a causa della mancanza di risorse. L’opificio è situato a ridosso del lato meridionale esterno delle mura di cinta dell’antica città di Poseidonia, e fu costruito sui resti di un antico santuario greco di Afrodite, in parte  celato sotto l’ex fabbrica. Oltre 3 milioni di euro (3.098.741,39 euro) spesi dalla Soprintendenza per l’acquisizione della struttura al fine di avviare le prime operazioni di scavo e sistemazione dell’area. Scavi che, a quanto pare, non sono più continuati, e il tutto versa in uno stato di abbandono e degrado. L’acquisto dei ruderi ( di quel che rimane della fatiscente ex Cirio)  è stato effettuato nell’ambito nelle risorse stanziate per il “ Progetto grande attrattore Paestum-Velia” finalizzate alla riqualificazione del parco archeologico. L’ipotesi progettuale prevedeva il  recupero dell’immobile moderno per destinarlo a sede museale di esposizione delle necropoli e dei materiali del territorio di Paestum, e a sede di servizi connessi con il parco archeologico, in aderenza a quanto previsto dallo studio di fattibilità sulla città antica. Per la messa in atto delle azioni previste la Soprintenda presentò alla Regione un progetto per cinque milioni di euro che fu bocciato. A dieci anni dall’acquisto la struttura sta diventando sempre di più  un rudere e all’esterno l’erba continua a crescere raggiungendo le pareti dello stabile mentre i soliti balordi utilizzano l’area a mo’ di discarica, sversando ogni sorta di materiale. Nella zona retrostante l’ex fabbrica infatti, sono stati abbandonati diverse balle di plastica, di cui non si conosce il contenuto, secchi di pittura, materiale cementizio, pneumatici, plastica. Il tutto a pochissima distanza dai maestosi templi di Paestum. Una situazione che dimostra tutta l’inciviltà di questi balordi responsabili di simili atteggiamenti, che agiscono senza preoccuparsi minimamente che si tratta di una zona vincolata dalla legge 220 Zanotti Bianco all’interno di un parco archeologico patrimonio Unesco. Nei  capannoni sfondati della fabbrica sono stati effettuati scavi che hanno messo in luce parte del santuario. La sciagura della Cirio è stata nella sua ubicazione  situata proprio sopra l’antico santuario greco di Afrodite. La storia ebbe inizio nel 1908, quando la nota società conserviera decise di costruire l’opificio sulle rive di Capodifiume, proprio di fronte al tempio di Nettuno. Nel corso degli anni sono stati tanti i reperti venuti alla luce, alcuni anche a seguito dei lavori di ampliamento dello stabilimento,  come delle statue acefale di marmo bianco, una fontana, settanta monete di bronzo, cocci, teste in marmo. In questi ultimi 50 anni, il sito è stato oggetto di numerosi studi archeologici che ne hanno confermato l’importanza dal punto di vista culturale e storico. Ma nonostante tutto è abbandonato a se stesso perché non si trovano le risorse per avviare una capillaree campagna di scavi. L’ex stabilimento della Cirio potrebbe essere ristrutturato con un progetto di finanza per una gestione tra pubblico e privato. Un’ipotesi per la cui attuazione svolge un ruolo strategico la costruzione del sottopasso ferroviario il cui iter è in corso.

 

 

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