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Paestum, donata al museo un’opera di Sergio Vecchio Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

sergio vecchio

Capaccio Paestum. Non sono solo le collezioni di materiali archeologici del Parco di Paestum a crescere in continuazione: di recente, anche sul versante dell’arte contemporanea, si registra qualche nuova acquisizione. Dopo l’allestimento dell’opera di Carlo Alfano “Tempi prospettici”, vis-à-vis con la Tomba del Tuffatore, avvenuta nel 1976, per decenni è successo poco o niente. Anzi, già nel 1985, Sergio Vecchio (1947-2018), artista, scrittore e fondatore di unArchivio-Laboratorio su Paestum, ricorda nel suo diario un incontro con Alfano, suo maestro, durante il quale non ebbe ‘il coraggio di dirgli che la sua opera era in stato di abbandono’.

Ora è un dipinto dello stesso Sergio Vecchio ad entrare nel patrimonio del Museo di Paestum. Per volontà della moglie Bruna Alfieri e dei figli Viviana e Marco, è stata donata all’istituto diretto da Gabriel Zuchtriegel una tela dal titolo ‘L’attesa’, realizzata nell’anno 2015.

“Sono felicissima di regalare al Museo di Paestum un’opera di Sergio – dichiara Bruna Alfieri – e ringrazio il direttore Zuchtriegel per aver ospitato una mostra dedicata a mio marito a un anno circa dalla sua scomparsa. Il legame profondo di Sergio con Paestum affonda le radici nei ricordi della sua infanzia, quando ancora bambino conobbe Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco, impegnati nelle campagne di scavo a Paestum; ebbe un rapporto privilegiato con l’archeologo Mario Napoli a cui dedicò nel ‘97 il libro ‘Il Museo della pittura’. Lasciare quest’opera al Museo è come un ritorno a casa, in quel posto emblematico che ha rappresentato per Sergio l’anello di congiunzione tra Paestum e la sua arte, un luogo di affetti, di legami ma anche di utopie”.

La tela donata faceva parte della collezione di quadri esposti proprio nel museo di Paestum in occasione di una mostra dell’artista Vecchio, curata dal professor Massimo Bignardi dell’Università di Siena e che si è conclusa lo scorso 31 marzo. “Il privilegio degli artisti – aggiunge Marco Vecchio – è quello di essere immortalati nell’immaginario collettivo di tutti grazie alle loro opere”. E la “fontana” di Carlo Alfano, oltre a essere stata ripristinata nel 2016, dall’anno scorso ha, per la prima volta, una propria didascalia.

 

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