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Napoli, lucravano su forniture per malati terminali: arresti al “Pascale” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

istituto pascale

NAPOLI. «Voglio darti 10 mila euro perché tu sei un amico, perché sei una persona politicamente portata, quindi in un mio futuro mi puoi servire per me». Così si rivolge, in una conversazione intercettata, l’informatore farmaceutico Marco Argenziano al primario del Pascale Francesco Izzo: entrambi sono coinvolti nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione delle ordinanze cautelari. «Insomma – aggiunge – tengo una predisposizione per te, quindi da te non sto venendo a chiederti una giustificazione ma la pezza giustificativa con l’azienda». Izzo: «Grazie per la disponibilità».

Secondo quanto emerso dall’inchiesta dei pm di Napoli Woodcock e Carrano l’informatore farmaceutico avrebbe corrotto il primario per incentivare la prescrizione del farmaco nella struttura oncologica napoletana. «Francè – dice l’informatore in un passaggio successivo – e allora il prossimo anno avremo la rimborsabilità, la spinta forte mi serve quest’anno, l’anno prossimo andrà a morire questo prodotto. Guarda nel colon ha un grande fatturato. In Italia il Nexavar sta facendo il possibile ne abbiamo parlato l’altra volta quindi devo raggiungere l’obiettivo del 2015». Argenziano: «Vabbè ci siamo detti tutto». Izzo: «Vabbè ci aggiorniamo». Argenziano: « Te li metto da parte questi soldi?». Izzo: «Metti da parte che usciranno sicuramente, quest’anno sicuramente molto». Argenziano: «Ti ho spiegato la filosofia del ragionamento». Izzo: «È chiara d’altronde voglio dire».

«Francè, Francè, io ho la Finanza addosso, per cui non voglio avere problemi con nessuno e né voglio avere il procedimento penale a carico. Per l’amor di Dio, amici con tutti, tutta la buona volontà, ma io ho la Finanza e non voglio avere problemi»: questo è invece Elia Abbondante, direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro, finito agli arresti domiciliari, in un’intercettazione ambientale risalente al 26 maggio del 2015, quando ricopriva l’incarico di dirigente amministrativo dell’Istituto per la cura dei tumori di Napoli Pascale, manifesta preoccupazione sull’esistenza di indagini in merito alle modalità di approvvigionamento di materiale sanitario nell’istituto di tumori di Napoli.

Il primario Francesco Izzo, parlando con Abbondante, fa riferimento agli aghi per la compressione a radiofrequenza, «quella cosa che è ‘infungibile». Dalla conversazione, come sottolinea la Guardia di Finanza, emergono pressioni esercitate dal primario che avrebbe avuto interessi all’acquisto degli aghi. Sono sei le persone finite ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza sulle forniture all’istituto per la cura dei tumori Pascale di Napoli. Una settima persona, per la quale è stato disposto l’ analogo provvedimento, risulta irreperibile.Agli arresti il primario Francesco Izzo, 51 anni, direttore della struttura complessa di chirurgia oncologica addominale ad indirizzo epatobiliare dell’istituto tumori di Napoli Fondazione Pascale; la moglie di Izzo, Giulia Di Capua, 45 anni, a cui sono riconducibili due delle società – Gi.Med e GdC Medicali – coinvolte nell’inchiesta; Sergio Mariani, 46 anni, amministratore delle società Gimed e Gdc Medicali, riconducibili a Giulia Di Capua; Elia Abbondante, 52 anni, all’epoca dei fatti responsabile unico del procedimento al Pascale e attualmente direttore dell’Asl Napoli 1 Centro; Marco Argenziano, 59 anni, informatore scientifico dell’industria farmaceutica Bayer; e Marco Mauti, 52 anni, rappresentante legale di una delle società fornitrici coinvolte nelle indagini delle fiamme gialle. (La Città)

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