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[VIDEO] La storia di Filomena sfigurata con l’acido nel libro “Un’altra vita” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

Roccadaspide. “Alle quattro del mattino, mentre dormo, viene vicino al letto il bastardo. Mi bussa sulla spalla e dice: “Vir’ che te’ rongh” (Guarda che ti do). E mi versa addosso una bottiglia di acido solforico. La fronte, gli occhi, il naso, il mento, il collo, i capelli lunghi sulle spalle, il braccio, i fianchi bruciavano. Il mio corpo bruciava e anche la mia anima”.

Questo il racconto drammatico di quel giorno vissuto da  Filomena Lamberti,  nel libro “Un’altra vita” presentato oggi alle 16.30 nell’aula consiliare di Roccadaspide.

Filomena Lamberti ha 60 anni ed è di Cava de’ Tirreni. Si è sposata e ha vissuto per trent’anni lavorando nell’esercizio commerciale dell’ex marito. Ha tre figli maschi maggiorenni. Dal 2013 è socia di Spaziodonna. Il libro è nato dalla volontà di testimoniare di Filomena, con l’intenzione di parlare di sé sperando che la propria esperienza spinga altre donne a riflettere, a riconoscere segnali allarmanti, a prendere coscienza tempestivamente del rischio e reagire prima che l’irreparabile si compia. ” Ho convissuto per trenta anni con la violenza – racconta Filomena –  ho trovato il coraggio di reagire subito spinta anche dalla volontà di essere libera. Il mio grande errore è stato di non  aver mai denunciato. Le donne non si devono vergognare. Anche le forze dell’ordine devono approfondire quando raccolgono una denuncia di una donna. Se una donna arriva al punto di denunciare significa che  non è la prima  ma l’ennesima volta che ha subito maltrattamenti e violenza”. Tanti i casi all’attenzione del centro antiviolenza. ”  Noi abbiamo attivato  un centro antiviolenza a Trentinara in un anno, fino al mese di agosto 2018 ci sono state 20 denunce dei queste 12 prese in carico – afferma  Fulvia Galardo coordinatrice del Piano di zona S7 – un centro che ha funzionato bene. Da agosto purtroppo  è chiuso per mancanza di finanziamenti. La buona notizia, però, è che la Regione  ci ha finanziato il progetto “Svolte”, che si svolge in due fasi:  la riapertura del centro e le borse lavoro per le donne vittime di violenza. Spero che, a breve,  possa riaprire il centro”. Sensibilizzare la parola d’ordine.                        ” Sensibilizzare vuol dire educare e aiutare a  denunciare. I maltrattamenti non sono solo fisici ma anche psicologiche. Rispetto e gentilezza devono essere le caratteristiche umane che devono prevalere. Come associazioni non abbiamo riscontrato casi molto gravi  – spiega –  Elisa Coviello presidente dell’associazione “Liberamente donna”- nei nostri due anni di lavoro, abbiamo avuto delle piccole richieste di aiuto che sono state seguite dalle  nostre socie e professionisti”. In campo anche l’amministrazione del sindaco Gabriele Iuliano che ha preso parte alla manifestazione unitamente a Francesca Mauro, assessore alla pubblica istruzione e alle politiche sociali e giovanili con le operatrici di SpazioDonna. ” Sulla violenza di genere da anni abbiamo istituito – spiega Iuliano –  una serie di serie con il mondo dell’associazionismo e volontariato e il piano di zona S7. Le iniziative di sensibilizzazioni sono importanti per fare un passo in avanti affinchè questi episodi di violenza non si verifichino più”.

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