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Editoriale, Assolta perchè il fatto non sussiste: ” Finalmente giustizia è fatta” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

angela sabetta

Assolta perché il fatto non sussiste”: dopo otto anni e un lungo processo penale,  ieri  la sentenza di primo grado emessa dalla Seconda Sezione Penale, presieduta dal giudice Lucia Casale, del Tribunale di Salerno.  I giudici mi hanno assolta,  con formula piena,  dalla accusa di tentata concussione, unitamente all’ex comandante della polizia locale di Capaccio Paestum, Antonio Rinaldi.

L’inizio del procedimento penale

L’impianto accusatorio si basava su alcune dichiarazioni, rilasciate dall’editore Alfonso Stile,  il 13 novembre del 2012, durante un verbale di assunzione di informazioni.  Di fatto, sia nel corso dell’udienza preliminare, sia durante il processo, non sono mai riuscita a comprendere, con chiarezza, quale fosse la concreta condotta, per la quale dovevo rispondere di un’imputazione così grave, addirittura di tentata concussione. Stando all’accusa avrei riferito a Stile una minaccia di Rinaldi di trasferimento dell’allora suocero e cognato di Stile, qualora si continuasse a scrivere di un eventuale coinvolgimento della polizia locale nell’inchiesta che riguardava lo “scandalo delle mazzette”, che portò all’arresto dei coniugi ed ex comandanti della Forestale, Marta Santoro e suo marito Antonio Petillo.

Prima di tutto va detto che sin dalla mattina successiva all’arresto di Marta Santoro e del marito, fui tra le prime, sia con il quotidiano la “Città di Salerno” (come dimostra un cospicuo quantitativo di articoli), sia con l’emittente Stile Tv, a raccontare l’intera vicenda, anche riguardo il presunto coinvolgimento del comandante Rinaldi nell’inchiesta. Non ho mai nascosto nulla nella mia attività di giornalista ultraventennale, tanto meno riguardo l’inchiesta che ha visto coinvolto  Rinaldi, con il quale avevo un rapporto professionale. Lo stesso Rinaldi, come si ricava dalle intercettazioni acquisite negli atti processuali, parla di possibili querele nei miei confronti a causa degli articoli che scrivevo. Riguardo l’emittente Stile Tv ho svolto il mio ruolo, in qualità di direttore del tg e di conduttrice di un settimanale di approfondimento e di inchiesta “Prisma”, in pieno accordo: lavoravamo entrambi con l’unico fine di fornire notizie puntuali, obiettive e nel massimo della trasparenza. Circostanze queste precisate anche dall’Editore Stile che, nel corso del suo interrogatorio, ha riconosciuto la mia professionalità e dedizione al lavoro presso la sua emittente televisiva.

Un processo  che mi ha scosso soprattutto dal punto di vista emotivo 

Questo è stato un processo lungo e anomalo, che mi ha creato non poche difficoltà dal punto di vista emotivo, soprattutto per l’accusa mossa nei miei confronti, che non ha trovato fondamento. Al termine del processo, infatti,  dibattimentale il pm aveva chiesto la condanna a due anni. I giudici di primo grado, conclusa la Camera di Consiglio, mi hanno assolta perchè il fatto non sussiste, valutati tutti gli elementi raccolti nella fase processuale e la testi difensiva portata avanti dal mio avvocato Roberto Manzione.
Nella fase finale del procedimento giudiziario ho rilasciato anche delle dichiarazioni spontanee che riporto, in parte,  nella totale trasparenzaNel concludere, desidero sottolineare il mio dolore, ma anche tanta rabbia, per questa vicenda. Ho scelto e svolgo con passione e sacrifici questo lavoro da oltre 22 anni per amore della giustizia e della verità e, soprattutto, con onestà intellettuale. Ho camminato sempre a schiena dritta, e mai avrei pensato che avrei dovuto difendermi per la contestazione di un reato del genere. Io che nella mia vita di minacce ne ho ricevute in più di una occasione, proprio per aver fatto il mio lavoro, sempre e solo nel rispetto delle regole, senza compromessi di sorta con nessuno, libera sempre da ogni pressione, mettendomi al solo servizio dei cittadini. Tutto il mio lavoro da giornalista svolto in oltre venti anni, chiaramente tracciabile e notorio, dimostra che ho sempre seguito questa strada, ritengo sia l’unica percorribile per chi decide di fare questo mestiere. Confido nella giustizia che, da sempre, è stato il faro che ha guidato il mio cammino professionale e personale”.

Giustizia è fatta 

Alla luce di come questa vicenda giudiziaria devo dire che ho ottenuto giustizia. Certo il rammarico per quanto accaduto è grande. Nessuno potrà risarcirmi di tutto quello che ho passato, del dolore che ho provato. Ho continuato questa battaglia con le certezza che la giustizia avrebbe fatto il suo corso. E così è stato. Per chi come me ha svolto, e svolge, questo mestiere nella più totale trasparenza, correttezza e professionalità,   questa sentenza è stata importante proprio per la contestazione del reato. Grazie al mio avvocato Roberto Manzione  che mi ha difeso con convinzione e professionalità, a tutta la mia famiglia, ai colleghi della redazione di Voce di Strada , alla mia amica e sorella Maria, all’avvocato Giovanni Basile e, in generale,  tutti coloro che  mi hanno sempre supportato senza mai mettere in dubbio la mia onestà intellettuale ed integrità morale. Ieri si è chiuso felicemente un capitolo brutto della mia vita. Questo mi ha consentito di continuare a credere che la giustizia esiste e continuerà ad essere il faro che illuminerà il mio cammino di giornalista e di  donna.

                                                                                                                                                      Angela Sabetta 

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