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Danni ambientali, Campania: seconda regione in Italia per istruttorie aperte Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

danni ambientali

Ispra ha presentato il 17 ottobre alla Camera dei Deputati il primo rapporto sull’azione dello Stato in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Il Rapporto si sviluppa attraverso la ricostruzione dei casi di danno ambientale e di minaccia di danno ambientale accertati dal Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) negli anni 2017 e 2018 e permette di individuare gli aspetti caratterizzanti di una materia poco conosciuta ed in continua evoluzione. Il Rapporto si inserisce in un percorso di condivisione finalizzato a costruire un nuovo approccio al tema, fondato sulla interlocuzione tra tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, per l’individuazione delle criticità da risolvere e delle linee di sviluppo future. “Presentiamo i casi 2017/2018, le tipologie più frequenti e come si stanno affrontando. 240 gli incarichi dal Ministero dell’Ambiente, 30 casi di sussistenza accertata; di questi 22 sono casi giudiziari e 8 extra giudiziari”. Queste le prime dichiarazioni del direttore generale dell’Ispra, Alessandro Bratti. Sono 30 i casi per i quali è stato accertato un grave danno o minaccia ambientale: si tratta di 22
procedimenti giudiziari (penali e civili) e 8 casi extra-giudiziari (iter iniziati su sollecitazioni giunte dal territorio e al di fuori di un contesto giudiziario). In 10 di questi 30 casi il Ministero dell’ambiente si è già costituito parte civile o ha attivato il relativo iter: Ispra fornisce le informazioni su località, danni provocati all’ambiente circostante, lavori di riparazione da eseguire e, laddove disponibili, i costi dell’operazione. Tra i casi accertati i danni e le minacce concernenti le discariche di Chiaiano e Casal di Principe in Campania, quelle di Malagrotta e Anagni nel Lazio, quella di Bellolampo in Sicilia, le emissioni della Tirreno Power a Vado Ligure e Quiliano, l’interramento di fanghi e scarti di lavorazione a Rende in provincia di Cosenza. I 30 casi accertati hanno interessato soprattutto le acque sotterranee (32%), laghi e fiumi (23%), i terreni (19%) . Degli oltre 200 casi segnalati all’Istituto dal Ministero dell’ambiente, nel 2017-2018 sono state aperte 161 istruttorie di valutazione del danno ambientale grazie alle verifiche operate sul territorio da SNPA: 39 per casi giudiziari (sede penale o civile), 18 per extra-giudiziari, 104 istruttorie per casi penali in fase preliminare (nei quali l’accertamento del danno è ancora a livello potenziale). La Sicilia è la regione dove sono state aperte più istruttorie (29), seguita da Campania (20), Lombardia (14) e Puglia (13). Le attività che potenzialmente possono portare a danno ambientale sono risultate soprattutto quelle svolte dagli impianti di depurazione e di gestione dei rifiuti, dai cantieri edili e di realizzazione delle infrastrutture, dagli impianti industriali.
L’accertamento tecnico-scientifico compiuto dal SNPA costituisce la base tecnica per la successiva attuazione, da parte del Ministero, delle procedure giudiziarie o extra-giudiziarie di riconoscimento del danno e dell’obbligo di avviare la riparazione. I casi riportati nel Rapporto non rappresentano la totalità di quelli aperti in Italia. Non sono considerati quelli per i quali sono già state avviate azioni di riparazione prima del 2017 (ad esempio i siti di Bussi sul Tirino, Giugliano, Castelvolturno, Taranto e altri), anche sulla base di precedenti istruttorie dell’Ispra. A dare una definizione comune di danno ambientale in Europa è intervenuta la direttiva europea del 2004 (2004/35/CE) che ha introdotto una disciplina unica in tema di responsabilità e riparazione. L’Italia ha pienamente introdotto nella propria normativa il principio di danno ambientale e ad oggi siamo il paese che dichiara più casi in Europa. Restano, tuttavia, da affrontare alcuni importanti temi, come ad esempio stabilire i criteri per definire la procedura amministrativa, la copertura assicurativa del danno, i criteri di accertamento e quelli di riparazione.

Tra i 10 casi accertati troviamo per la regione Campania:

Gestione della discarica per rifiuti urbani di Chiaiano (NA)

Procedimento penale 2349/2015 RGNR Tribunale di Napoli (scheda n. 20)

Gestione della discarica per rifiuti urbani di Chiaiano, da parte della IBI Idroimpianti spa della Edil Car sas, con contestazione di non conformità gestionali e strutturali, come l’inidoneità delle opere di impermeabilizzazione delle pareti della discarica.

Misure di prevenzione: realizzazione di idonei presidi di controllo e di attività di monitoraggio.

Discarica abusiva in località Marotta, nel Comune di Casal di Principe (CE)
Procedimento penale 47098/13 RGNR Tribunale di Napoli (scheda n. 21)

Realizzazione e permanenza di una discarica abusiva in località Marotta, nel Comune di Casal di Principe, da parte di soggetti riconosciuti appartenenti all’organizzazione criminale denominata “Clan dei Casalesi”, con il deposito di rifiuti speciali di varia tipologia sul fondo di una cava e successivo tombamento.

Misure di prevenzione: rimozione dei rifiuti interrati e messa in sicurezza e/o bonifica dei suoli e
delle acque sotterranee.

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