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Capaccio, morte Michele Alfano. Il fratello Alfonso racconta il dramma Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

MICHELE ALFANO (1)

Capaccio Paestum. Il desiderio di Michele Alfano era riuscire a perdere peso soprattutto per una questione di salute. L’intervento per la riduzione dello stomaco era andato bene. Ma mercoledì notte alle 00.30 il suo cuore si è fermato.  Michele era entrato alla clinica Cobellis insieme con il fratello Alfonso. Entrambi si sono sottoposti a un intervento finalizzato alla perdita di peso. A raccontare la drammatica storia è proprio Alfonso. “Ci siamo recati insieme alla clinica Cobellis per sottoporci all’intervento per perdere peso – racconta Alfonso Alfano – a me è stato installato il palloncino gastrico, mio fratello è stato sottoposto all’intervento di slim. Tutto è andato bene. Subito dopo l’operazione non ci sono state complicazioni, gli esami sono risultati buoni”. Dopo un po’  Michele inizia a stare male accusando bruciore di stomaco e sensazione di vomito. “Mio fratello ha iniziato a sentirsi male, la domenica mattina del 6 novembre – aggiunge Alfonso – è stato ricoverato in rianimazione. A quel punto, abbiamo chiesto che venisse trasferito in un centro specializzato, ma ci hanno rassicurato che la situazione era sotto controllo. Ci hanno comunicato che Michele aveva contratto un batterio, a causa del quale si è sviluppata la setticemia che ha compromesso gli organi vitali. E’ stato intubato accusando dei problemi respiratori”. Mercoledì mattina ha avuto il primo collasso e alle 14 il secondo “i medici ci hanno chiamato comunicandoci che si era ulteriormente aggravato e che potevamo trasferirlo dicendoci però che era troppo debole per affrontare il viaggio”. Di fatto, Michele avrebbe dovuto essere trasferito ieri mattina in una struttura sanitaria di Roma ma nella notte è morto. “Vogliamo capire cosa è successo – conclude Alfonso –  come e dove mio fratello ha contratto il batterio. Se ci sono responsabilità per la sua morte. Per questo abbiamo proceduto con una denuncia per accertare la verità. Quando si è aggravato ci hanno rassicurato che era tutto a posto. Ma mio fratello è morto”. Il dubbio dei familiari è se il proprio caro poteva essere salvato e, soprattutto, se ci sono delle responsabilità imputabili  al suo decesso. Per questo hanno dato mandato a un legale di procedere con la denuncia alla procura di Vallo della Lucania per l’acquisizione della cartella clinica al fine di ricostruire tutto l’iter sanitario. A seguire la vicenda è l’avvocato Pierluigi Spadafora.

 

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