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Capaccio, manufatti ranch Santomauro, Tar: no a demolizione Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

COMUNE AVEVA CHIESTO L'ABBATTIMENTO

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Capaccio Paestum. Ordinanza di demolizione di opere ritenute abusive: a presentare ricorso contro il Comune di Capaccio Paestum sono stati i proprietari del Ranch Santomauro, in via Torre di Mare. Il Tar ha dato loro ragione.

LE OPERE CONTESTATE DAL COMUNE 

Nel dettaglio, si tratta della realizzazione di: un manufatto ex novo in muratura, con copertura in legno a falda, adibito a servizi igienici; un manufatto in legno con copertura a due falde in legno e manto di tegole in laterizio, munito di impianto elettrico e impiegato a servizio di attività di maneggio; una struttura di tubolari di ferro a due arcate del tipo tunnel-serra, ricoperta con telo impermeabile in lvc bianco, adibita a stalla permanente per equini e suddivisa, con pali e tavole in legno, in 21 scomparti per cavalli; un manufatto in legno ex novo; un cancello in ferro a chiusura di un’area adibita a maneggio e delimitata da una recinzione in legno.

Secondo l’ente comunale, retto dal sindaco Franco Alfieri, l’associazione sportiva aveva costruito i manufatti in assenza di titolo abilitativo e autorizzazione paesaggistico-ambientale. Secondo il Tar, ” si delinea il difetto di violazione passiva in quanto l’ordinanza non è stata notificata alla ricorrente in quanto presidente e legale rappresentante dell’associazione, bensì “in proprio”. Inoltre, è viziata perché non notificata anche ai proprietari del terreno, che non erano della ricorrente o dell’associazione ma ceduti in comodato gratuito. Inoltre, non è stata indicata, nel provvedimento l’estensione dell’area gravata dal provvedimento e i manufatti rinvenuti, per l’epoca della loro realizzazione e per la loro consistenza,  non costituiscono opere edilizie soggette al rilascio del permesso di costruire”. Il Tar Campania, ha accolto dunque il ricorso dell’associazione sportiva e annullato l’ordinanza di demolizione. Il Tribunale ha condannato anche il Comune al pagamento di spese e compensi di lite, in complessivi 1.000 euro oltre accessori come per legge e il rimborso alla ricorrente del contributo unificato versato.

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