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[VIDEO] Campagna, plessi chiusi. Cerone: “Manipolazione dati oggettivi, così si privatizza la scuola” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

Campagna. La chiusura delle scuole campane da parte della Regione, con un’ordinanza firmata dal presidente Vincenzo De Luca, ha scatenato innumerevoli proteste da parte dei genitori e delle famiglie. Le scuole sono state costrette a organizzare in tempi molto più che brevi le lezioni a distanza, tramite piattaforme online e registri elettronici. Una situazione non propriamente rosea, sulla quale si è espresso anche il dirigente scolastico dell’istituto di istruzione superiore “Confalonieri” di Campagna, Giampiero Cerone, nell’intervista realizzata per Voce di Strada da Volcei Press.

Cosa pensa dell’ordinanza a firma del presidente De Luca?

Lo Stato ci ha fornito tutta una serie di documentazione e norme in materia di sicurezza per garantire la ripartenza delle scuole. Ma non solo, si tratta di norme che avrebbero dovuto fare della scuola il posto maggiormente sicuro, oltre che il luogo istituzionale deputato al servizio di educazione e istruzione. Le misure fondamentali sono ormai note, così come le regole severissime. La didattica digitale integrata, che quindi prevedeva comunque attività in presenza, veniva prevista in caso di un’evenienza estrema, individuata in un nuovo lockdown: stando alla normativa statale, la scuola chiude quando chiude tutta l’Italia.

Nel preambolo normativo dell’ordinanza, questi documenti dello Stato non compaiono mai. In particolare, non si fa riferimento al famosissimo rapporto numero 58 dell’Istituto superiore di sanità, che prevede in modo chiaro la procedura da attivare in caso di focolai circoscritti. Si tratta dell’intervento del Dipartimento di prevenzione, che rileva una condizione di particolare allarme, anche solo per una classe. La chiusura o meno dell’istituto deve poi essere formalizzata dall’Ufficio scolastico regionale.

L’ordinanza giudica, invece, le scuole occasione di assembramento pericoloso. Cita il rapporto periodico che il Ministero fa sull’andamento dell’epidemia in Italia, che rileva un significativo incremento del contagio in ambiente domestico-familiare e un lieve incremento in ambiente scolastico, indicando in modo solo probabile la dinamica interscolastica come causa di questo lieve incremento. La Regione Campania, invece, ha stabilito un nesso di causa-effetto tra questo incremento lieve e quello a livello domestico. In questo modo, quello che per lo Stato è uno dei luoghi più sicuri, per la Regione Campania è la causa dell’incremento del contagio”.

Quali sono i numeri effettivi del contagio nelle scuole?

“In Italia, gli studenti sono otto milioni e mezzo. Il personale scolastico ammonta a 1 milione e 100.000 unità. I casi Covid-19 registrati ad oggi nella scuola sono all’incirca 7mila. A livello nazionale parliamo di uno 0,075 percento. In Campania abbiamo 960.000 studenti e un numero di dipendenti pari a 110.000 unità. Parliamo di circa 700 casi positivi, cioè lo 0,065 percento. Percentuali decimali, in cui quelle della Campania sono inferiori a quelle nazionali. Credo che ci troviamo di fronte a una manipolazione indebita di dati oggettivi“.

La didattica a distanza funziona davvero?

“A differenze di tanti leoni da tastiera, mi permetto di fare affermazioni con un minimo di autorevolezza. Chi ha praticato davvero la didattica digitale nello scorso anno scolastico sa perfettamente che questa, come modalità esclusiva, produce una forte polarizzazione a livello di risultati ottenuti tra studenti già autonomi e studenti che non hanno costruito la cosiddetta competenza dell’imparare ad apprendere. Una competenza che Did e Dad presuppongono e non creano. Fare didattica digitale, inoltre, significa uscire da un’istituzione pubblica per entrare in un mondo interamente privato. Ad oggi non esistono piattaforme per dad pubbliche, quelle che utilizziamo sono private. Il docente che fa Dad lo fa da casa, lo studente apprende da casa: contesti privati. Senza rendercene conto stiamo privatizzando la scuola, questo piccolo particolare è sfuggito alle vestali della democrazia.” 

In conclusione, quali azioni chiede alla Regione?

“Un appello al presidente di Regione, affinché revochi l’ordinanza e tenga conto dei livelli essenziali di partecipazione concernenti di diritti civili e sociali. Facendo due conti, gli studenti delle regioni più martoriate hanno già all’attivo oltre un mese di lezione. Nella Regione Campania, che avrebbe dovuto essere maggiormente efficiente, a oggi gli studenti possono contare malapena su due settimane di scuola. Bisogna garantire gli stessi diritti degli altri studenti d’Italia, che al momento hanno all’attivo il doppio dei giorni di istruzione”. 

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