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Buonabitacolo, morte Casalnuovo: Giovanni Cunsolo è innocente Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Buonabitacolo. Morte Massimo Casalnuovo, il maresciallo dei carabinieri Giovanni Cunsolo è innocente. E’ stata la Corte di Appello di Salerno ad assolvere il militare, al termine del processo bis, dall’accusa di essere responsabile della morte di Massimo  Casalnuovo avvenuta a Buonabitacolo nel 2011. La Corte ha confermato la sentenza di assoluzione del processo di primo grado.

I fatti

Massimo aveva 22 anni quando il 20 agosto del 2011 prese il suo motorino e andò dall’officina del padre verso casa. Senza casco percorse la via principale del suo paese. La polizia municipale e i carabinieri erano appostati sulla via principale da dove in quel momento passava Massimo. Quando i carabinieri lo videro avevano già fermato altri due ragazzi. Hanno accostato dietro una curva in un punto con poca illuminazione e quindi con scarsa visibilità. Massimo non li vede, non può vederli, e dietro la curva si trova sulla sua strada, in mezzo alla carreggiata, il maresciallo Giovanni Cunsolo. Qualche secondo dopo Massimo è a terra, ha sbattuto il petto sullo spigolo di un muretto. Morirà in ambulanza poco dopo. Dopo l’incidente si diffondono due versioni opposte tra loro: quella dell’Arma secondo cui Massimo è caduto dopo aver cercato di investire il maresciallo ferendolo ad un piede, e quella invece di alcuni testimoni secondo cui Massimo ha sbandato a causa del calcio sferrato allo scooter dal maresciallo Cunsolo. All’ospedale di Polla arriverà prima il maresciallo di Massimo, che invece morirà in ambulanza. Sul luogo dell’incidente intanto si era radunato un folto gruppo di persone, abitanti del paese, che hanno impedito che gli stessi carabinieri svolgessero i rilievi sulla scena e sul mezzo incidentato. Hanno provato a dipingere il ragazzo come un teppistello, un centauro che ha sfondato un posto di blocco, ma quella di Buonabitacolo è una piccola comunità in cui tutti si conoscono e chiunque sapeva che Massimo era una persona rispettosa, timida e introversa, non certo un delinquente. Proprio la vicinanza e la solidarietà della comunità verso la famiglia ha fatto in modo che la macchina del fango, sempre puntuale verso la vittima in casi di questo genere, non abbia trovato seguito. Dai rilievi effettuati dalla polizia scientifica di Roma sono emerse sulle scarpe del carabiniere alcune microtracce della vernice del motorino di Massimo, una prova che conferma la versione dei testimoni ovvero che Massimo è caduto a causa del calcio sferrato alla scocca del motorino.

Iter giudiziario
Processo di primo grado: il 5 luglio 2013 la giudice Enrichetta Cioffi del tribunale di Sala Consilina assolve con formula dubitativa il maresciallo dei carabinieri Cunsolo Giovanni dall’accusa di omicidio preterintenzionale perché “il fatto non sussiste”. Nelle motivazioni si legge che i verbali delle escussioni dei testimoni non sono completi ma ci sono solo dei riassunti delle dichiarazioni.
Processo d’appello: il 21 dicembre 2015 la Corte d’Assise di Potenza presieduta da Pasquale Autera condanna il maresciallo Cunsolo alla pena di 4 anni e 6 mesi con interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per il reato di omicidio preterintenzionale. Il 4 dicembre 2017 la Suprema Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna della Corte di Assise di Appello di Potenza emessa nei confronti del maresciallo dei carabinieri Giovanni Cunsolo, con remissione degli atti presso la Corte d’Appello di Salerno per un nuovo giudizio. I capi della sentenza che dovranno essere sottoposti a nuovo giudizio saranno resi noti con il deposito delle motivazioni. L’inizio del nuovo processo d’appello è cominciato il 25 febbraio scorso presso il Tribunale di Salerno.

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