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Bellosguardo, area rurale problematica: no a riclassificazione Regione Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Bellosguardo. Una revisione della classificazione delle aree rurali della Campania per la programmazione 2014-2020, spostando Bellosguardo dalla Macroarea C alla D. E’ quanto chiede il Comune, retto dal sindaco Giuseppe Parente, alla Regione Campania. La programmazione nell’ambito del Psr 2014-2020 è stata cambiata rispetto  a quella  precedente e questo ha prodotto modifiche alla perimetrazione delle macroaree regionali. Bellosguardo è stato spostato dalla Macroarea D (aree rurali con problemi complessivi di sviluppo) alla Macroarea C (aree rurali intermedie). “Lo spostamento – si legge nella delibera del Comune di Bellosguardo – nonostante sia un comune prevalentemente rurale, con densità abitativa inferiore ai 150 abitanti per chilometro quadro e nello specifico di 46,6 abitanti per chilometro quadro., e abbia una zona montana caratterizzata da una notevole limitazione delle possibilità di utilizzazione delle terre e da un notevole aumento dei costi di produzione, dovuti alle difficili condizioni climatiche, all’esistenza, nella maggior parte del territorio, di forti pendii e a una combinazione dei due fattori insieme. Il territorio, inoltre, ricade totalmente in area con vincoli naturali significativi: Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, sito di interesse comunitario “Alta Valle del fiume Calore Lucano”. Rientra anche nella Strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne, che ha il duplice obiettivo di adeguare quantità e qualità dei servizi di istruzione, salute, mobilità e promuovere progetti di sviluppo che valorizzino il patrimonio naturale e culturale di queste aree, puntando anche su filiere produttive locali. Bellosguardo risulta anche essere in calo della popolazione (talora sotto soglia critica), in riduzione dell’occupazione e dell’utilizzo del territorio, con offerta locale calante di servizi pubblici e privati, e concorre a costi sociali per l’intera nazione, come dissesto idrogeologico e degrado del patrimonio culturale e paesaggistico”. Da qui, la decisione di richiedere lo spostamento nella precedente macroarea di riferimento.

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