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Avellino, furto e riciclaggio auto: 17 accusati di associazione a delinquere Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

GdF ha dato esecuzione di custodia cautelare

GdF Aversa

Alle prime ore del mattino, militari del comando provinciale della guardia di finanza di Avellino, ed appartenenti alla questura di Foggia, hanno dato esecuzione di custodia cautelare nei confronti di 17 soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata al furto, ricettazione e riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata. L’operazione è stata condotta  in collaborazione con personale in forza a reparti della guardia di finanza e uffici della polizia di stato dislocati in varie regioni d’Italia. L’ordinanza è stata emessa dal GIP del tribunale di Foggia. L’attività odierna, condotta congiuntamente dalla guardia di finanza di Avellino, dal nucleo della polizia tributaria e polizia di Stato, e dalla questura di Foggia, è scaturita da distinte indagini condotte dalle due forze di polizia, successivamente confluite in un unico procedimento penale coordinato dal medesimo magistrato inquirente. Le attività investigative hanno permesso di portare alla luce un sodalizio criminale, composto prevalentemente da cittadini italiani e bulgari con base a San severe, a Foggia, dedito al furto su commissione di autovetture di grossa cilindrata. Le autovetture, previamente individuate da un basista, successivamente venivano rivendute, anche all’estero, dopo la clonazione del telaio, dei documenti di circolazione, della targa e della centralina elettronica contenente i dati identificativi del veicolo. Nel corso delle attività, è stato ricostruito l’intero procedimento delittuoso che si articolava in quattro fasi. La prima era il furto. Le autovetture da rubare venivano individuate in base alle precise richieste degli acquirenti/ricettatori: infatti le intercettazioni telefoniche hanno fatto emergere che spesso venivano richiesti addirittura allestimenti con colori o serie particolari, ragion per cui il sodalizio era costretto ad un vero e proprio lavoro di ricerca sul territorio del veicolo da rubare e, quando questo veniva individuato, era trafugato a tutti i costi. Nel contempo la stessa organizzazione, avvalendosi delle proprie ramificazioni e di fiancheggiatori residenti in altri Paesi dell’unione europea, procedeva ad acquisire i dati (numero di targa, di telaio ecc…) di autovetture simili (serie, colore, interni, optional) regolarmente circolanti che, avrebbe costruito la base per la creazione del futuro clone, cui andavano riferiti documenti e targhe falsificati abilmente, tanto da trarre in inganno gli operatori di polizia in caso di controlli su strada. La seconda fase individuata dalle indagini, riguardava la ripunzonatura dei telai delle macchine rubate. Si trattava di lavoro molto delicato, affidato averi e propri “professionisti” del settore, che riuscivano abilmente a dissimulare la falsificazione del numero del telaio, senza che fosse visibile con la punzonatura originale e pertanto venivano lautamente ricompensati per le loro prestazioni. Il nuovo numero impresso sui telai corrispondeva a quello del clone individuato all’estero: in pratica veniva sostituita l’intera serie alfanumerica del telaio con quella appartenente ad un veicolo circolante in un altro Paese, diverso rispetto a quello dove sarebbe stata commercializzata l’autovettura. La terza fase era costituita dalle operazioni di ricodifica delle centraline elettroniche, dei tachimetro/contachilometri e delle chiavi di avviamento. La ricodifica delle chiavi e della centralina elettronica di autovetture di grossa cilindrata, richiede altissimi livelli di competenza e capacità tecniche notevoli, in quanto gli stessi apparati elettronici sono muniti al loro interno di sofisticati sistemi di protezione e solo alcuni software sono in grado di assicurare il buon esito delle modifiche. Significativo al riguardo, appare l’interesse dell’organizzazione, emerso dalle indagini, rispetto all’aggiornamento continuo degli apparati utilizzati e dei softwaee che venivano acquistati in rete in uno stato estero e successivamente trasportati in Italia. La quarta ed ultima fase era rappresentata dalla commercializzazione delle autovetture, che poteva avvenire, previa immatricolazione, sia in Italia che all’estero, ad eccezione del Paese ove era circolante l’autovettura clonata. Durante le attività di indagine sono stati eseguiti numerosi riscontri oggettivi su autovetture di grossa cilindrata, precedentemente trafugate, sottoposte a sequestro e restituite ai legittimi proprietari, sulle quali è stato acclarato il meccanismo sopra descritto.

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