Albanella, l’Appello conferma ergastolo per Marsico: ridotta pena ad Halimi Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

Albanella. Per la Corte d’Assise d’Appello non vi è più alcun dubbio che fu Cosimo Marsico ad uccidere cinque anni fa Armando Tomasino e Maria Francesca Lamberti. Ieri la sentenza di secondo grado ha confermato per lui la condanna all’ergastolo, dopo che una precedente pronuncia era stata annullata con rinvio dalla Cassazione perché fossero verificati alcuni argomenti difensivi che non erano stati approfonditi nel primo processo.  La sentenza di ieri ha confermato anche la condanna per il complice Radouane Halimi, riducendo però la pena da 30 a 27 anni. Per entrambi è stata esclusa l’aggravante della premeditazione, ma è stata riconfermata la ricostruzione di un omicidio volontario, originato da un debito che il rigattiere Tomasino avrebbe contratto con Marsico e che tardava a saldare.  Ieri mattina Halimi, difeso dall’avvocato Gerardo Cembalo, ha provato di nuovo a convincere i giudici della sua innocenza, sebbene per lui la Cassazione avesse annullato la precedente condanna solo in relazione alla quantificazione della pena, per assenza di premeditazione. “Trent’anni sono troppo – ha detto alla Corte – non ce la faccio. Io non ho ucciso quelle persone, ho fatto solo da palo perché Marsico me lo ha chiesto e mi ha dato in cambio 500 euro”.

Era il 2 gennaio 2012 quando Armando Tomasino e la compagna Maria Francesca Lamberti furono uccisi a coltellate nella loro abitazione di contrada Fravita ad Albanella. Fu un delitto feroce: l’uomo fu colpito 37 volte, l’esame del medico legale rilevò ferite al torace, all’addome e al fianco sinistro; sulla donna vennero rilevate 35 ferite, sul dorso e sull’addome. A scatenare la furia omicida sarebbe stata una partita di rame e ferro non pagata. Già nel maggio 2016 si era giunti ad una condanna di secondo grado, poi annullata con rinvio dalla Cassazione. Il difensore di Marsico, l’avvocato Francesco Dambrosio, aveva ottenuto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale per approfondire i contatti telefonici che secondo la tesi difensiva avrebbero potuto scagionare l’imputato, individuandolo, nell’ora del delitto (le 17.30) in un luogo lontano da quello dell’omicidio. I tabulati hanno confermato che la chiamata era partita dal suo cellulare, ma già per i giudici che avevano emesso la prima sentenza a comporre il numero non era stato Marsico, bensì la moglie che quel pomeriggio avrebbe avuto in uso il telefono. Il supplemento di istruttoria non è sfociato ieri in un esito differente e per Marsico è stata pronunciata la nuova condanna all’ergastolo.

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