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Agropoli, sgombero bar stazionamento bus: Tar dà ragione a Comune Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

comune di agropoli

Agropoli. Respinto il ricorso presentato dalla società che gestiva il bar adiacente lo stazionamento dei bus in via Salvo D’Acquisto contro il Comune di Agropoli, proprietario dell’immobile, che aveva intimato lo sgombero dei locali.

La struttura era stata adibita a bar adiacente l’area di stazionamento dei bus. Il locale era stato affidato nel maggio del 2012 al gestore, che aveva siglato con il Comune una convenzione della durata di sei anni, scaduta nel giugno 2018. A febbraio di quest’anno, la giunta agropolese, capeggiata dal sindaco Adamo Coppola, ha deciso di rinnovare la convenzione per la gestione dei locali per ulteriori sei anni. Al momento di presentare la richiesta polizza assicurativa per responsabilità civile verso terzi, il gestore ha invece presentato una nota lamentandosi di “una totale inadempienza” da parte del Comune, che “non ha mai reso effettivamente operativa la prevista stazione terminal degli autobus” causando “gravissimi danni patrimoniali”.

“Quanto esposto – si legge in una delibera comunale – non può essere considerato valido motivo per la mancata trasmissione della documentazione richiesta, che costituisce condizione per il rinnovo contrattuale, tanto più che la proroga è stata richiesta dalla stessa ditta concessionaria che, diversamente, avrebbe potuto non solo evitare di chiederla ma recedere dalla convenzione per le motivazioni addotte”. La mancata trasmissione della documentazione richiesta ha impedito il sorgere di qualsiasi diritto da parte del concessionario alla proroga richiesta e, pertanto, l’occupazione dei locali da giugno 2018 a oggi viene ritenuta abusiva da parte del Comune.

Da qui l’ordinanza di sgombero, con la richiesta di lasciare i locali liberi da persone o cose entro 15 giorni. Ordinanza a cui il gestore dell’attività commerciale si è opposto, ricorrendo al Tar ma senza esito positivo. Il tribunale ha rilevato che: i locali vanno considerati come facenti parte del patrimonio indisponibile del Comune, a suo tempo oggetto della convenzione ora scaduta; va rilevata la natura autoritativa del provvedimento emesso a luglio; va respinta l’eccezione di difetto di giurisdizione, formulata dal Comune; risulta infondata l’unica deduzione della società, secondo cui l’ordinanza di luglio sarebbe nullo per carenza di potere. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.

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