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Acerno, casa di cura: i maltrattamenti subiti Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

bad house

ACERNO. In quella casa di riposo gli anziani vivevano come in un incubo, sottoposti a pestaggi e vessazioni. Le forze dell’ordine li hanno trovati smarriti e disorientati, al punto da non sapere dove si trovavano o a quale piano dell’ex albergo Stella di via Roma stavano. Sono 18 le persone che sono state colpite ieri dalla misura interdittiva di divieto di esercitare la gestione della casa di riposo e di svolgere la professione di operatore socio-assistenziale. Sono l’amministratore della società Villa Igea (questo è il nome legale della casa di riposo), Roberto Di Lascio, di Acerno, e 17 operatori che, alle dipendenze della stessa società, assistevano a turno i 33 ospiti, anziani e minorati psichici provenienti anche dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. La misura interdittiva è stata applicata, inoltre, dal gip Ubaldo Perrotta del tribunale di Salerno a Rita Di Nicola, madre di Di Lascio, Salvatore Di Nicola, Alfonsina Rubino, Angela Schiavone, Maria Rosaria Apadula, Pierina Capone, Annarita Cianciulli, Domenica Frasca, Gerardina Giudice, Giuseppe Guazzo, Donatella Iuliano, Dorina Meta, Raffaele Pecoraro, Alfonso Sarrubo, Carla Squeglia e Antonio Vasso. Nell’ordinanza il gip illustra i loro atteggiamenti arroganti con cui imponevano ai poveri ospiti le severe regole da seguire all’interno della casa. Soprattutto quella di non andare spesso al bagno perché – scrive il gip – è l’ambiente che richiede maggiore lavoro. Lunedì il giudice inizierà l’esame dei primi indagati. Tutti rispondono, a vario titolo, di maltrattamenti nei confronti di anziani e minorati psichici.

“Bad House”, la casa cattiva. Lì la parola d’ordine era «seduti». C’è chi tra gli ospiti stava fino a 13 ore sulla sedia nella stanza comune. Senza far nulla, se non guardare l’unico televisore acceso. Per andare al bagno – scrive il gip Perrotta – dovevano chiedere il permesso agli operatori assistenziali che, non di rado, glielo negavano. Per gli inquirenti è stata calpestata la loro dignità umana. Ai poveri anziani e disabili venivano riservate forti umiliazioni: li facevano vivere in uno stato di disagio e di profonda tristezza. Alcuni hanno desiderato addirittura la morte pur di uscire da quell’incubo.

Le “regole” della casa. Nella casa di riposo si applicavano regole ferree, impartite appena gli ospiti mettevano piede nella struttura. Una signora anziana, appena arrivata a Villa Igea, fu redarguita perché si era alzata senza permesso per andare a espletare i bisogni fisiologici. “Sì, qui ci sono le regole e le devi conoscere”, le fu detto. E quando chiese di poter essere accompagnata al bagno, le fu replicato: “Devo accompagnarla per forza? Prima vengono le mie esigenze e poi le vostre”. Un altro capitolo triste è quello del cibo. Le intercettazioni audio e video riprendono scene dove gli ospiti vengono ripresi brutalmente quando chiedono ulteriori porzioni di pietanze: “Questo è e non chiedere niente”, si sente dire un vecchietto. A un altro che ha ancora fame e lo fa presente, gli viene detto: “Vatti a sedere, non c’è rimasto niente”. Nel corso della perquisizione non sono emerse irregolarità gravi. Le condizioni igieniche, nel complesso, erano buone. I parametri essenziali, richiesti dalla normativa specifica in materia, sono stati rispettati. La struttura, infatti, non è stata chiusa e continua a operare con altri operatori socio-assistenziali.

La denuncia degli ex dipendenti. A far scattare l’inchiesta sui gravi maltrattamenti che avvenivano nella sala comune della casa di riposo di Acerno sono stati due ex dipendenti. È stato grazie ai loro racconti, a tratti raccapriccianti, che è partita l’inchiesta della procura di Salerno, coordinata dal procuratore aggiunto Silvio Masillo e dal pm Francesca Fittipaldi. La prima denuncia è di un anno fa, a ottobre. La procura salernitana ottiene dal gip l’autorizzazione a piazzare delle telecamere per le intercettazioni ambientali. I dispositivi vengono collocati nel punto della struttura dove si svolge la vita della piccola comunità di anziani. La sala comune, appunto. Siamo tra marzo e aprile di quest’anno. Il risultato è terrificante. Le immagini riportano scene di vittime percosse e prese a schiaffi e calci, strattonate o spinte con forza sulle sedie. In un caso – come si vede dal video diffuso dagli inquirenti – un anziano viene trascinato a terra per un braccio quasi per tutto il salone. Dalle cento pagine dell’ordinanza emergono episodi (tanti) di vessazioni. Spesso volavano scappellotti e spintoni, quando andava bene. E testate per far stare fermi i più vivaci. Bisognava restare quasi immobili, come statuine, per non incorrere in violenti e volgari rimproveri.

I protagonisti dell’inchiesta. Due sono le figure sulle quali si concentrano da subito le indagini: l’amministratore della casa, Roberto Di Lascio, che alcuni pazienti e dipendenti chiamano “direttore”, e sua madre, Rita Di Nicola, operatrice, autrice – scrive il gip – di «ripetute angherie in danno dei poveri ospiti». La Di Nicola spesso dava indicazioni sui turni di lavoro. Dalle indagini emerge una gestione familiare della struttura, almeno nelle figure apicali. La procura, infatti, si è interessata anche a due parenti della Di Nicola. Uno dei quali è stato intercettato mentre tiene una riunione e parla di licenziamenti e riassunzioni. Nei loro confronti non è stata chiesta alcune misura cautelare. (La Città)

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