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Sotto lo slip si ritocca più lui Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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“L’interesse è tanto”, resta spesso nell’ombra, corre sul web e si scontra col muro dei tabù. Sono sempre di più gli uomini che si sottopongono a ritocchi ‘intimi': il 70-80% di chi vi ricorre insegue il mito delle dimensioni perfette, spinto da un disagio sotto le lenzuola non motivato da una reale ‘avarizia’ di madre natura con i centimetri. Il confronto obbligato nei dopo partita con i compagni di spogliatoio, un commento tagliente della compagna di una notte possono diventare un tarlo devastante, spiegano gli esperti. Risultato: si viaggia al ritmo di 25 interventi al mese, per un totale di 300 l’anno, considerando solo uno dei più noti centri italiani che vanta una maxi casistica di falloplastica: il Centro di medicina sessuale di Milano fondato da Alessandro Littara, specialista con all’attivo più di 5 mila operazioni di modifica del pene. Ma le richieste che riceve lo staff della struttura – fra visite, contatti via mail e telefonate – sono di gran lunga più alte, “arrivano a quota 3 mila”, riferisce l’andrologo all’AdnKronos Salute, ma vengono accuratamente selezionate già in partenza.

E’ questo “il primo passaggio importante”, poi per i pazienti comincia un processo che ha come traguardo finale l’intervento. Intervento sul quale proprio Littara e colleghi firmano un ampio studio, pubblicato nei giorni scorsi su ‘Scientific Reports’, rivista del gruppo Nature. Il lavoro tutto italiano viene presentato in questi giorni nel capoluogo lombardo in occasione dell’International Male Aesthetic Surgery and Medicine, in corso fino a domenica 5 maggio, “il primo congresso internazionale a occuparsi solo dell’uomo”, fa notare l’andrologo. Uno specchio dei tempi se si considera il peso crescente che l’universo maschile sta acquisendo nella domanda di procedure estetiche. Sul fronte della chirurgia plastica genitale, poi, si potrebbe parlare addirittura di un sorpasso sul gentil sesso.

“Nella mia esperienza – testimonia l’esperto – il rapporto è 3 a 1. Il picco è nella fascia d’età tra 35 e 50 anni, anche per un fattore di solidità economica che si acquisisce con l’avanzare della carriera lavorativa“, considerando che l’intervento non è coperto dal Ssn e ha un costo variabile tra i 4 e gli 8 mila euro. “Molti pazienti sono persone al ‘secondo giro’, che avevano vissuto qualche disagio all’inizio della vita sessuale e poi avevano trovato equilibrio e sicurezza in una lunga storia con una donna. Fino a quando, come spesso accade, ci si separa e ci si rimette in gioco. A quel punto le ansie sopite tornano a galla, l’incontro con donne più adulte e con esperienze alle spalle fa più paura e si sprofonda nuovamente nelle incertezze” e nell’ossessione delle dimensioni.

Il ritocco intimo viene dunque cercato più da lui, che bussa alle porte del chirurgo sempre più spesso, anche per cancellare i segni degli anni sotto gli slip (“significativo il numero di lifting che vengono eseguiti”) o per motivazioni di carattere funzionale o igienico. E su questo fronte spicca “il recente fenomeno dell’aumento di richieste anche in Italia di circoncisione non per motivi religiosi, ma prettamente igienici. L’intervento viene praticato a oggi dal 60% degli americani, in Italia comunque se siamo al 10% della popolazione è già significativo”.

In complesso “è un settore in crescita, tanto che in pochi anni si è passati da numeri decimali a percentuali a due cifre”. E i dati riportati da Littara sono solo la punta dell’iceberg. “Troppi i tabù che resistono, poca l’informazione. Gli uomini usano la Rete come principale rifugio e riferimento per i problemi di estetica intima e spesso si costruiscono aspettative irrealistiche, tanto che alcuni si presentano in studio con foto di dettagli intimi di attori chiedendo le stesse misure”, evidenzia lo specialista. C’è tutto un sommerso che nasconde anche insidie. Basta fare un giro sul web, dove fioccano le proposte di rimedi ‘fai da te’.

“Digitando su un motore di ricerca ‘allungamento del pene’ vengono fuori svariati milioni di indicazioni. La stragrande maggioranza ha come protagonisti prodotti che promettono miracoli: pillole a base di erbe – elenca Littara – creme, attrezzature per esercizi ad hoc, strumenti per ‘tirare'” l’organo. Apparecchi che somigliano a macchine della tortura, da pompe che sfruttano la pressione dell’aria e l’effetto ‘sottovuoto’, a impalcature metalliche che esercitano trazioni. “Si parte dal presupposto che il pene sia un muscolo e più lo tiri e manipoli più tende ad allungarsi. In realtà – precisa il chirurgo – è una struttura complessa in cui ci sono arterie, vene, nervi, corpi cavernosi. Questi strumenti alternativi aumentano solo il conto in banca di chi li vende. Attraggono tanti perché magari hanno un costo basso. Che non funzionino è il minimo che può accadere. Il problema è quando provocano danni”.

Anche sul fronte della chirurgia genitale maschile, i camici verdi con esperienza adeguata sul fronte della penolastica sono “3 o 4 in Italia – dice – ma su Internet di nomi che si propongono come tali se ne trovano 400″. La conseguenza è che “un 20% della nostra attività è chirurgia correttiva: interventi per rimuovere acido ialuronico, granulomi da corpo estraneo inserito nel pene. Un tempo si usava il silicone, oggi vietato, o l’olio di paraffina. Ma i riempitivi vanno bene in labbra e zigomi che sono strutture fisse, non in un organo che cambia dimensioni. Con il primo rapporto, infatti, il materiale introdotto finisce per accumularsi, portando a esiti inguardabili”.

Lo studio condotto da Littara e colleghi punta a “fare chiarezza in un campo senza linee guida e interventi codificati”. Prende in considerazione 355 casi, “selezionati fra i pazienti operati nell’arco di 3 anni nel nostro centro chirurgico di Milano, tutti con la stessa tecnica che insegno da anni nei corsi di falloplastica, nell’ambito dei quali sono stati formati e abilitati più di 60-70 chirurghi da tutto il mondo. E potrebbe sorprendere, ma l’area del mondo da cui riceviamo maggiori richieste sono i Paesi arabi, Emirati in testa”.

Il lavoro scientifico italiano è “al momento il più vasto e valuta i risultati degli interventi con un follow up non solo nel post-operatorio ma anche a 6 mesi, un anno e 2 anni. Uno dei dati emersi è che queste operazioni, se condotte bene, sono sicure. Non abbiamo registrato nessun caso di complicanze importanti di erezione e eiaculazione. Quanto ai risultati, abbiamo rilevato che sono soddisfacenti nella massima parte dei casi. L’incremento medio ottenuto per la lunghezza è di circa 3 centimetri, mentre per la circonferenza circa il 30% in più”, riepiloga Littara.

La tecnica è quella di “utilizzare il grasso corporeo opportunamente purificato. Non essendo qualcosa di estraneo, si abbatte il rischio di rigetto e si è osservato che il grasso autologo che attecchisce diventa tutt’uno col tessuto ricevente. Per ottenere l’allungamento ho ideato una metodica che, dopo il distacco del legamento sospensore, prevede una sutura interna usando anche in questo caso solo materiali dell’organismo”.

I risultati ottenuti “sono significativi – prosegue l’andrologo – Un centimetro in più diventa un chilometro nella mente dell’uomo, in termini di maggiore sicurezza e autostima guadagnate. Molti pazienti tornano potenti e capaci di avere rapporti superando il senso di inadeguatezza. L’aspetto psicologico è importante. Un disagio che non fa vivere serenamente la propria vita sessuale è la molla che spinge a bussare al chirurgo nel 70% dei casi. La motivazione puramente estetica legata a un certo narcisismo è minoritaria. L’intervento deve servire a far sì che la persona smetta di focalizzare l’attenzione su un presunto problema e si concentri sul piacere del rapporto. Per questo – conclude Littara – mi piacerebbe che si rompesse il muro di silenzio e che anche andrologi e urologi superassero le reticenze nel parlarne con i pazienti. Sarebbe un argine ai rischi dell’improvvisazione”. (AdnKronos)

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