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Piano di zona S7: al via le iscrizioni ai micro nidi di infanzia Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Sono aperte le iscrizioni ai micro nidi d’infanzia comunali attivati dal Piano di Zona Ambito S/7. Dall’ufficio di piano fanno sapere che è già possibile presentare domanda di iscrizione per il prossimo anno scolastico. Il servizio, che sarà gestito dal consorzio La Rada che si è distinto per la grande professionalità, riguarda bambini tra i 6 e i 36 mesi: il servizio garantisce l’accoglienza e la cura del bambino, rispondendo alle sue esigenze primarie, e ne favorisce la socializzazione, l’educazione, lo sviluppo armonico attraverso il gioco e le attività laboratoriali manuali e di prima alfabetizzazione.

Il servizio è attivo presso i comuni di Albanella, Giungano, Capaccio Paestum, Castel San Lorenzo e Roccadaspide, e anche per l’anno scolastico 2008/2019 sarà garantito dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 16:00 e il sabato dalle 8:00 alle 13:00. L’anno scolastico avrà inizio il 10 settembre e terminerà il 3 agosto 2019.

Le famiglie interessate possono già far pervenire la domanda, ritirando il modulo di iscrizione presso l’Ufficio delle Politiche Sociali dei comuni dell’ambito, oppure presso l’Ufficio di Piano al comune di Roccadaspide, ma anche online sul sito del comune di Roccadaspide. La domanda dovrà essere presentata entro il 31 luglio: per accedere al servizio occorre presentare, oltre al modulo di iscrizione, la fotocopia del documento di identità e l’autocertificazione.
Il Nido “Il Calore delle Coccole” ha lo scopo di favorire, in collaborazione con le famiglie, uno sviluppo fisico e psichico equilibrato e funzionale del bambino ed una buona capacità di socializzazione, assecondando le inclinazioni istintive dei bambini della fascia di età cui si rivolge.

Un servizio di grande importanza che favorisce la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle famiglie, garantendo non solo un luogo fisico per la permanenza dei propri bambini ma anche e soprattutto un’occasione unica di crescita e socializzazione per i bambini. Un servizio, dunque, quanto mai utile per le famiglie con genitori che lavorano ma non solo, in quanto garantisce la crescita del bambino in un ambiente ricco di stimoli.

 

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Attualità

Roma, 11 lug. (askanews) - L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo – e sempre più lo farà – le conseguenze della pressione demografica: aumento del carico di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Il sistema, però, ‘resta al palo’ nell’organizzazione di una rete capillare e sostenibile di servizi sul territorio, a partire dalle cure domiciliari: siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la Long-Term Care, alla quale destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria – a fronte di percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa –, pari a circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.

I dati emergono dalla seconda Indagine sull’Assistenza Domiciliare in Italia (ADI): chi la fa, come si fa e buone pratiche, realizzata da Italia Longeva e presentata al Ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care. L’Indagine, che ha aperto una finestra sulla Long-Term Care in Europa, completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni, avviata nel 2017, includendo ulteriori 23 Aziende Sanitarie, che si sommano alle 12 esaminate lo scorso anno, per un totale di 35 ASL distribuite in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.
Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi. Mediamente, le ASL coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno. Un’evidente disomogeneità riguarda invece il numero di accessi in un anno – si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77 della ASP di Potenza – e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nella ASL Roma 4. In tutti i casi, si tratta di interventi principalmente a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico. 
“Questa fotografia – commenta Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva – conferma il dato di fondo rilevato lo scorso anno: mentre la cronicità dilaga e la disabilità diventerà la vera emergenza del futuro – tra dieci anni interesserà 5 milioni di anziani – l’ADI continua ad avere un ruolo marginale e ad essere fortemente sottodimensionata rispetto ai bisogni dei cittadini. Con il risultato che gli anziani continuano ad affollare i Pronto Soccorsi, mentre i familiari sono alla disperata ricerca di badanti cui affidare i propri cari dimessi dall’ospedale, sempre che possano permetterselo".

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