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“No impianto a biomasse a Castellabate! C’è bisogno di un referendum comunale” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

siamo castellabate

Castellabate. “No all’impianto a biomasse in città! C’è bisogno di un referendum comunale”. Questo è il monito dei consiglieri di minoranza, Alessandro Lo Schiavo, Marco Rizzo, Caterina Di Biasi e Luigi Murano del gruppo “SiAmo Castellabate”. L’opposizione in consiglio comunale dice no alla proposta dell’amministrazione comunale retta dal sindaco Costabile Spinelli sulla creazione di un impianto a biomasse.  La minoranza esprime la propria opinione su un manifesto pubblico affisso in queste ore in paese.

Ecco cosa c’è scritto

Difendiamo il nostro territorio. Ci sono momenti nella storia di un territorio in cui c’è bisogno dell’unione dei molti per contrastare e annullare le scelte scellerate dei pochi. La volontà dell’amministrazione Spinelli di voler realizzare un impianto a biomassa vegetale in località Maroccia è uno di quei momenti. Nove amministratori che non sono legittimati dai cittadini su questo argomento (visto che tale intenzione non era presente nel loro programma elettorale del 2016) decidono a tavolino di mettere a rischio la salute, l’ambiente e l’economia locale del Comune di Castellabate”.

La Salute. Tali impianti anche se di piccole dimensioni sono potenzialmente pericolosi. Nel progetto si parla dell’utilizzo del Syngas e lo si vorrebbe far passare come un qualcosa di naturale specificando, però, i pericoli legati alla sua costituzione e alla sua gestione. Infatti contiene, in percentuali che possono andare dal 17 al 21%, monossido di carbonio. Ragion per cui non solo esiste un rischio tossico ma addirittura un rischio di esplosione derivante anche da una minima distrazione (un bullone fuori posto o allentato). Infatti il processo è una tipica reazione chimica difettiva di ossigeno, cioè che avviene in carenza di ossigeno. Se poi l’impianto dovesse essere spento e acceso con frequenza o se la centralina dovesse andare in avaria, il periodo di fermo risulterebbe altamente e certamente inquinante. Altro aspetto importante in quest’ottica è la manutenzione in generale e quelle dei filtri in particolare. Infatti se questi non vengono sostituiti con regolarità l’inquinamento derivante dall’impianto a biomasse sarà maggiore. Nel progetto, poi, non è stata presa in considerazione la pericolosità delle polveri ultrafini, che da nuove ricerche e studi scientifici risultano essere potenzialmente dannose per la salute dei cittadini e causa di molte patologie. Tali polveri hanno dimensioni dell’ordine di 0.1 micrometri, difficili da contenere anche per i più sofisticati filtri. 

L’Ambiente. L’impianto a biomasse vegetali dovrebbe funzionare solo con scarti vegetali vergini (cioè senza nessun tipi di trattamento chimico). Ma visto che da progetto viene prevista la possibilità di reperire gli scarti nel raggio di 70/100 km alcune domande sorgono spontanee: chi controllerà la purezza degli scarti che dovranno bruciare in località Maroccia? Chi ci assicurerà che gli scarti provenienti dalle realtà della Piana del Sele o del napoletano siano inquinanti per il nostro territorio? Chi ci dice che l’impianto non verrà utilizzato per smaltire anche altri in caso di emergenze estive? Per non parlare, poi, delle sostanze rilasciate nella fase di essiccamenti della biomassa, che avverrà all’aria aperta sempre in località Maroccia. Un’area già piena di criticità ambientali tanto da essere stata posta sotto sequestro quest’estate. E cosa dire delle ceneri finali, le quali per nessuna ragione devono essere immesse nell’ambiente mentre nel progetto tale aspetto viene trattato con molta superficialità.

L’Economia Locale. E’ legata al settore turistico. Immaginate i camion stracolmi di questi materiali che intaseranno le nostre strade nel periodo estivo per poter raggiungere la località Maroccia e scaricare gli scarti necessari al funzionamento dell’impianto a Biomasse. Tutto questo a fronte di quali benefici? Nessuno per i cittadini di Castellabate! Infatti lo scopo principale di tale progetto è di produrre energia elettrica per il funzionamento del settore fanghi all’interno dell’impianto di depurazione al fine di ottenere un risparmio dei costi di gestione. A pagare questi costi non è il più il Comune di Castellabate ma la società che gestisce il servizio idrico integrato, cioè la Consac, l’unica, al momento, a trarre beneficio dalla realizzazione di tale impianto. A fronte di quest’analisi, supportata anche da pareri tecnici e scientifici di professionisti del settore, riteniamo sbagliato, dannoso ed inutile realizzare un impianto a biomasse a Castellabate. E’ veramente surreale che lo stesso sindaco Spinelli voglia realizzarlo qui a Castellabate dopo che nel 2014 partecipò ad una manifestazione pubblica al grido “O salute o biomasse” in difesa del territorio di Capaccio Paestum, minacciato dall’installazione di un impianto analogo. Nove persone (l’amministrazione Spinelli)m non possono decidere su questa tematica. La parola spetta ai cittadini. C’è bisogno di un referendum comunale, Perchè ciò che non è riuscito ai Saraceni non possiamo permetterlo a questi nove cavalieri di sventura. No all’impianto a biomasse a Castellabate“.

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