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Capaccio, Nicodemo: “Per cambiare serve onestà intellettuale” Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

oscar nicodemo

Capaccio Paestum. Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa del giornalista Oscar Nicodemo:

Benvenuti a Capaccio Paestum, recita la scritta epigrafica in caratteri New Roman sul marmo tombale, posto all’ingresso nord del territorio comunale, dando subito a intendere come il gusto orrido possa insinuarsi anche in un territorio dove, sin dall’antichità, si sono perseguiti  estetismi significativi e peculiari, a partire dall’architettura classica per arrivare a quella rurale che arriva poco oltre la metà del novecento. L’idea di un sortilegio nefasto che sovrintende alla politica locale, comincia da qui, da un semplice e gioviale gesto di accoglienza trasformato genialmente in un messaggio sepolcrale. Potessi incidere sul recupero ideologico del comune, comincerei a sostituire quella lapide con qualcosa di più leggero e lieto. Ma, questa non è epoca di estetismi, men che meno in un’area da considerarsi per tanti versi elitaria. Qui, da noi, a Capaccio Paestum, da decenni, ormai, vige l’approssimazione, elevata a merito e metro di giudizio. Cambiano le amministrazioni, ma non i criteri sconsiderati che le regolano.

Così, recentemente, tutti abbiamo appreso che la salvaguardia dell’ambiente, attorno al quale ruota l’intera economia pestano-capaccese, viene valutata dagli attuali governanti come qualcosa che passa in secondo ordine, a cui riservare un tempo minore, energie smussate e fondi ancora più irrilevanti. In quest’ottica, il disastro ambientale procurato dal collettore del depuratore di Varolato viene insopportabilmente giustificato, dai governanti di turno, come un semplice e normalissimo sconveniente di ordine meteorologico, e non, piuttosto, una sciagura procurata dall’incapacità tecnico-amministrativa di impegnare le dovute attenzioni e competenze per preservare l’ambiente, in questo caso il mare, da rovinose forme di inquinamento.  Va da sé che a Capaccio Paestum, come da premessa, aleggia una filosofia politica non proprio da fine symposium, cosicché al disastro ambientale si aggiunge quello intellettuale dei politicanti, dei furbi di sempre e di ogni epoca, di quelli che vorrebbero rovesciare il potere poiché vi ambiscono con eclatante e vistoso senso di frustrazione. Ecco, il male oscuro, si fa per dire, di questo comune, è dato da una spiccata tendenza dei suoi attivisti politici per l’opportunismo più sfrenato e sedizioso, giammai rivoluzionario.

Qui, tranne le bellezze naturali, niente risulta essere oggetto di apprezzamenti.

Mancano, come il pane, politici che sappiano farsi carico delle esigenze dell’intero tessuto sociale, dagli imprenditori ai disoccupati. E, quelli che ci ritroviamo approfittano ignobilmente di un elettorato distratto e manovrabile, che non ha eguali negli altri comuni d’Italia. Qui, non vi è diffusa una critica formale che interpreti con professionalità e decenza tecnica, un condiviso sentimento del rigore morale, intorno al quale, normalmente, si evolvono le forme, le cognizioni e i ritmi di vita di una società civile. Qui, non vi si segnalano, infine, modelli di potere che considerino la riflessione e l’autocritica elementi utili per un esercizio più giusto e funzionale dello stesso. Mediocrità spaventose, passabilità sbalorditive, limitatezze oscene si contendono il più volgare dei poteri. Gli squilibri di intelligenze disturbate fungono da ruote motrici di una Capaccio Paestum che da tempo non riesce ad avanzare di un solo centimetro.

Ciononostante, si continua a tenere nella categoria degli “esclusi” chi è una persona per bene e preparata, chi ha competenze e pertinenze, chi ha intuizioni e creatività, chi ha serietà e talento, chi persegue e consegue con laboriosità una capacità professionale di straordinaria fattura. Vi sono un bel po’ di persone con queste caratteristiche, e tutte prese di mira, quasi in maniera scientifica, da un potere che adotta un sistema sociale brevettato per il solo gretto e buffo trionfo della scarsezza e meschinità. Ciò che serve, in verità, per risalire la china, è onestà intellettuale. Occorre dire, ora più che mai, pane al pane e vino al vino! Dare il giusto valore alle cose e alle persone sarebbe l’inizio di un cambiamento autentico”.

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