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Cambio sesso senza intervento, numero di istanze in aumento Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

selfie carta d'identità

Cambio di sesso, ma solo anagrafico senza ricorrere all’operazione chirurgica. Sono sempre di più le richieste di chi vuole passare da un nome femminile al maschile o viceversa avanzate allla volontaria giurisdizione del tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere con la nuova formula di «atto di citazione», mentre in passato era un «ricorso». In pochi mesi le richieste sono una decina, il trend è in continuo aumento. L’ultima è stata presentata da una 20ennne della provincia di Caserta che ha chiesto al giudice di potere autorizzare il cambio del nome da Luisa a Luigi. Si tratta di un numero considerevole in quanto, rispetto a tanti anni fa quando per esempio fece scalpore un film del 1977 dal titolo «Cambio Sesso» – si è acquisita una maggiore consapevolezza della propria identità di genere e sono caduti molti tabù presenti nella società di una volta. Dunque, anche il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si appresta a decidere sulle istanze sempre più numerose che, una volta accettate con una sentenza, si potrà ordinare all’ufficio anagrafe del Comune dove risiede l’istante, di provvedere al cambio del nome da maschile al femminile (o viceversa), sulla carta di identità. «Si procedere verso un principio sancito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e in seguito dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale», afferma l’avvocatessa Giovanna Barca, legale cura questo tipo di procedure anche in collaborazione con associazioni come la locale ArciGay.

«Di fatto, oggi non viene più chiesto il requisito dell’operazione per il cambio di sesso. Si tratta solo di accertare il percorso di transazione psicosessuale’ per dare il via libera ad un cambio dei documenti all’anagrafe prosegue l’avvocatessa Barca – infatti la Corte costituzionale ha definitivamente chiarito che la legge ha escluso la necessità ai fini dell’accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico». La procedura è seguita da un avvocato ed, essendo senza controparte, le spese vanno affrontate dai richiedenti che possono trovare anche convenzioni presso le associazioni di promozione sociale. Nell’atto va allegata una documentazione relativa ad una serie di valutazioni psicologiche che si tengono presso le Asl, da dove emerge solitamente il desiderio di appartenenza al genere opposto e la volontà di essere trattati come appartenente a quello stesso genere.

Luisa, per esempio, sin da piccola ha avuto preferenze per tutto ciò che era maschile, avvertendo una notevole confusione sulla propria identità con un vissuto di discordanza tra il sesso biologico ed anatomico a cui appartiene ed il genere a cui si sente di appartenere. Per questi motivi, si sceglie di raccontare questo disagio prima all’interno della famiglia per essere sostenuti in queste decisioni. Nella fattispecie del caso al vaglio del tribunale di Santa Maria, secondo il legale, non si ritiene necessario alcun intervento chirurgico, prima di procedere a una eventuale rettificazione di sesso, in quanto, come dimostra la documentazione medica non sussiste alcuna conflittualità psichica tra sesso biologico e psicossesualità da parte della istante e obbligare la ragazza ad operarsi. La 20enne, infatti, percepisce l’identità di genere maschile in modo sempre più consapevole, stabile e chiaro, relazionandosi come tale agli altri, maturando in futuro anche l’idea di sottoporsi all’operazione. La procedura prevede la citazione del pm della Procura della Repubblica in udienza. Del resto ricorda la Cassazione 15138/15 (conforme Cedu) la rettifica del sesso nei registri anagrafici non è subordinata ad un intervento demolitorio e/o modificativo dei caratteri anatomici primari, ritenendosi sufficiente l’acquisizione di «una nuova identità di genere» frutto di un processo individuale che attesti la serietà e l’univocità del percorso scelto. Soluzione aderente ai canoni costituzionali, perché rimette al singolo la scelta delle «modalità attraverso le quali realizzare, con l’assistenza del medico e di altri specialisti, il proprio percorso di transizione». (Il Mattino)

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