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Annunci “hot”, aumentano sul web Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Cresce il numero di persone che si affidano al mezzo web per fare nuove amicizie e non solo: è quanto emerge da una ricerca online condotta dalla nostra redazione. La ricerca svolta ovviamente utilizzando la rete, ed utilizzando alcune città della provincia di Salerno come criterio di ricerca, i risultati non lasciano dubbi: molte persone lanciano messaggi online per incontri e nuove amicizie. Oggi conoscere gente sul web non è più un tabù, ma il modo più rapido per fare rete. Disparati sono i messaggi e le foto di persone nude postate.

“È una cosa molto triste da scrivere- afferma Vitriol- nonostante ciò ho deciso di provarci. Voglio provare a raccontarvi una storia, la storia di un ragazzo semplice che ha tanta voglia di conoscere qualcuno di interessante e che allo stesso tempo ha perso ogni genere di fiducia nel genere maschile. Non mi aspetto nulla da nessuno. Mi piacerebbe conoscere un ragazzo tranquillo, senza problemi e che soprattutto non sia l’ennesimo caso umano. Non ho un eccessivo limite di età, diciamo che non vorrei superare i 30 anni. Io ho 21 anni.
Se esisti e sei là fuori da qualche parte, scrivimi”. Non solo amicizie etero, ma anche annunci gay. Ad esempio: “Ciao, cerco uomo virile con cui condividere la mia passione di fare la porcella! Io 35enne, molto femminile, amo i preliminari. Ho avuto solo esperienza con un amico maturo per 5 anni. Spero di conoscere una persona che sia giovanile o perlomeno fantasioso e virile”. Annunci che non hanno età! Si va dai 21 anni ed oltre, dal semplice studente che si propone come escort, al professionista vanitoso. Per la maggior parte, non si tratta di incontri per amicizia, ma annunci per relazione o sesso. A volte a scrivere sono anche persone sposate, con la mania di scambio di coppia. Una realtà che si sviluppa sempre più. Inoltre, c’è gente, che per avere un annuncio paga un sacco di soldi per la pubblicazione online. Ormai, la società è andata oltre i social network per fare rete.

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Attualità

Roma, 11 lug. (askanews) - L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo – e sempre più lo farà – le conseguenze della pressione demografica: aumento del carico di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Il sistema, però, ‘resta al palo’ nell’organizzazione di una rete capillare e sostenibile di servizi sul territorio, a partire dalle cure domiciliari: siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la Long-Term Care, alla quale destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria – a fronte di percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa –, pari a circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.

I dati emergono dalla seconda Indagine sull’Assistenza Domiciliare in Italia (ADI): chi la fa, come si fa e buone pratiche, realizzata da Italia Longeva e presentata al Ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care. L’Indagine, che ha aperto una finestra sulla Long-Term Care in Europa, completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni, avviata nel 2017, includendo ulteriori 23 Aziende Sanitarie, che si sommano alle 12 esaminate lo scorso anno, per un totale di 35 ASL distribuite in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.
Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi. Mediamente, le ASL coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno. Un’evidente disomogeneità riguarda invece il numero di accessi in un anno – si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77 della ASP di Potenza – e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nella ASL Roma 4. In tutti i casi, si tratta di interventi principalmente a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico. 
“Questa fotografia – commenta Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva – conferma il dato di fondo rilevato lo scorso anno: mentre la cronicità dilaga e la disabilità diventerà la vera emergenza del futuro – tra dieci anni interesserà 5 milioni di anziani – l’ADI continua ad avere un ruolo marginale e ad essere fortemente sottodimensionata rispetto ai bisogni dei cittadini. Con il risultato che gli anziani continuano ad affollare i Pronto Soccorsi, mentre i familiari sono alla disperata ricerca di badanti cui affidare i propri cari dimessi dall’ospedale, sempre che possano permetterselo".

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