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Angri, scuola via Dante Alighieri: Comune sta ultimando lavori Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada Profilo Google Plus Voce di Strada

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Angri. Strutture scolastiche che arrivano alla loro fase di ultimazione. Il nuovo plesso scolastico di via Dante Alighieri sta per essere completato e presto sarà disponibile per le esigenze della comunità scolastica angrese. Un impegno dell’amministrazione Ferraioli che ha saputo verificare l’esistenza e l’utilizzo di risorse economiche relative ai fondi della legge 219, che erano stati indirizzati impropriamente per la ristrutturazione dello stadio. Risorse economiche giacenti nelle casse comunali da tempo, utilizzati per completare una struttura scolastica progettata nel 1999 e mai completata. Lavorare con i soldi “giusti”, quelli della 219 e quelli che residuavano dal mutuo fatto per il primo lotto, hanno permesso di portare la fase dei lavori verso il completamento, semplicemente attraverso la semplice logica di utilizzo delle risorse economiche. Cosa che per anni è sembrata complicata tanto da arrivare all’ultimazione della struttura dopo 19 anni di attesa.”Diamo più spazio alle scuole, più spazio alle strutture pubbliche efficienti, moderne e funzionali. E’ la nostra scelta politica che punta a dare alla città nuovi servizi, servizi per troppi anni attesi. Stiamo dando ad Angri e agli angresi una nuova dimensione, quella che ci appartiene, quella persa nel tempo, quella che riporta Angri ad essere una città moderna, riprendendoci un pezzo per volta, il cammino e le opportunità perse negli anni che ci hanno fatto rallentare nei confronti delle altre realtà urbane del comprensorio. Noi ci siamo e vogliamo riportare quell’orgoglio perduto in ogni angrese e far conoscere le capacità della nostra gente ai tanti che scelgono Angri come luogo in cui vivere e formare una famiglia. Una città al passo con i tempi e con le esigenze del vivere moderno. Questo il nostro obiettivo che vogliamo raggiungere per ritornare ad essere quelli che eravamo”.

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Attualità

Roma, 11 lug. (askanews) - L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo – e sempre più lo farà – le conseguenze della pressione demografica: aumento del carico di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Il sistema, però, ‘resta al palo’ nell’organizzazione di una rete capillare e sostenibile di servizi sul territorio, a partire dalle cure domiciliari: siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la Long-Term Care, alla quale destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria – a fronte di percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa –, pari a circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.

I dati emergono dalla seconda Indagine sull’Assistenza Domiciliare in Italia (ADI): chi la fa, come si fa e buone pratiche, realizzata da Italia Longeva e presentata al Ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care. L’Indagine, che ha aperto una finestra sulla Long-Term Care in Europa, completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni, avviata nel 2017, includendo ulteriori 23 Aziende Sanitarie, che si sommano alle 12 esaminate lo scorso anno, per un totale di 35 ASL distribuite in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.
Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi. Mediamente, le ASL coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno. Un’evidente disomogeneità riguarda invece il numero di accessi in un anno – si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77 della ASP di Potenza – e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nella ASL Roma 4. In tutti i casi, si tratta di interventi principalmente a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico. 
“Questa fotografia – commenta Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva – conferma il dato di fondo rilevato lo scorso anno: mentre la cronicità dilaga e la disabilità diventerà la vera emergenza del futuro – tra dieci anni interesserà 5 milioni di anziani – l’ADI continua ad avere un ruolo marginale e ad essere fortemente sottodimensionata rispetto ai bisogni dei cittadini. Con il risultato che gli anziani continuano ad affollare i Pronto Soccorsi, mentre i familiari sono alla disperata ricerca di badanti cui affidare i propri cari dimessi dall’ospedale, sempre che possano permetterselo".

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